Articolo di Annamaria Niccoli

7 agosto 2025

Stefano Argentino, 27 anni, detenuto nel carcere di Messina con l’accusa di aver ucciso Sara Campanella, è stato trovato senza vita nella sua cella a seguito di un suicidio per impiccamento. La vicenda, consumatasi dopo la revoca di un regime di sorveglianza intensiva che lo accompagnava da settimane, ha acceso un acceso dibattito tra istituzioni, sindacati e opinione pubblica, mettendo a nudo le criticità strutturali del sistema carcerario nazionale.

Secondo quanto emerso dalle indagini preliminari, Argentino era stato sottoposto a sorveglianza continua a causa di precedenti manifestazioni di tentato suicidio, documentate in cartelle cliniche e segnalazioni interne. Tuttavia, quindici giorni prima del decesso, tale misura era stata revocata nonostante il rischio fosse stato esplicitamente segnalato. Il legale della famiglia Argentino ha avviato un’azione legale contro lo Stato, accusandolo di “omessa tutela di un soggetto in stato di fragilità estrema”. La difesa ha inoltre evidenziato come, in assenza di una valutazione multidisciplinare, la revoca della sorveglianza abbia violato i principi di cui alla Legge 354/1975 (legge sull’ordinamento penitenziario), che impone il rispetto della salute fisica e mentale dei detenuti.

Argentino era il principale indagato per l’omicidio di Sara Campanella, studentessa 21enne di Misilmeri, uccisa a coltellate il 31 marzo in seguito a un prolungato periodo di stalking. La giovane, iscritta all’ultimo anno di Scienze Politiche, aveva sporto denuncia nei mesi precedenti per minacce e percosse, ma le misure protettive disposte dal tribunale non erano state sufficienti a salvarla. Con la morte dell’imputato, il processo penale, previsto per il 10 settembre, è stato archiviato d’ufficio, privando i familiari di Sara di un momento cruciale per ottenere giustizia e verità processuale. “Non avremo mai la possibilità di sentire una sentenza che riconosca il valore della vita di nostra figlia”, ha dichiarato il padre della vittima in una nota, evidenziando come la chiusura del procedimento lasci un vuoto irrimediabile nella narrazione giuridica della vicenda.

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