Articolo di Annamaria Niccoli

13 agosto 2025


FIRENZE — Nascosto sotto il fasto delle Cappelle Medicee, un ambiente che per quasi cinquant’anni ha alimentato leggende e studi è tornato a far parlare di sé: la “Stanza Segreta” di Michelangelo. 10 metri di lunghezza, 3 di larghezza e 2.5 di altezza, utilizzato come deposito di carbone fino al 1955 e sigillato da decenni. Scoperta casualmente nel 1975 durante un intervento di restauro, questa piccola camera sotterranea ha rivelato sulle sue pareti una straordinaria serie di schizzi a carboncino e sanguigna, attribuiti senza dubbio al maestro. Il restauratore Sabino Giovannoni, rimuovendo due strati d’intonaco, scoprì decine di disegni a carboncino e sanguigna. A distanza di quasi mezzo secolo, un’accurata e recente ristrutturazione ha portato alla luce nuove, significative scoperte, offrendo una visione più nitida su uno dei periodi più enigmatici della vita dell’artista.
Per molto tempo, la narrazione della stanza è stata avvolta da un alone quasi mitologico. Si narrava che Michelangelo vi si fosse rifugiato nel 1530 per sfuggire all’ira di Papa Clemente VII, dopo aver partecipato alla difesa della Repubblica fiorentina contro le forze pontificie. Sebbene la storia del “nascondiglio” sia spesso stata drammatizzata,  l’artista fu infatti perdonato e continuò a lavorare per i Medici,  studi recenti confermano che la stanza fu effettivamente utilizzata in quel periodo, forse come luogo di isolamento volontario, un rifugio non tanto dal pericolo, quanto dal tumulto politico e personale.

La ristrutturazione del 2023, mirata a migliorare la visibilità e la conservazione delle delicate opere parietali, ha permesso di analizzare i disegni con una precisione mai raggiunta prima. 50 schizzi murali, tutti tratti di carboncino, in parte sbiaditi e protetti accidentalmente da due strati di intonaco per secoli, hanno svelato dettagli fino a oggi sconosciuti. Tra le nuove scoperte più affascinanti spicca uno studio dettagliato di un piede e alcuni particolari di armature, che non erano mai stati documentati, aggiungendo tasselli fondamentali alla nostra comprensione del processo creativo del genio rinascimentale.

Il Tormento di Tizio e Altre Rivelazioni

La scoperta della stanza, fu fatta da Paolo Dal Poggetto, l’allora direttore del Museo delle Cappelle Medicee, come riportato da diverse fonti. Lo storico dell’arte che per primo si occupò della stanza, aveva ipotizzato che i disegni fossero schizzi preparatori, realizzati in un momento di forzata inattività. Le recenti analisi sembrano confermare questa teoria. In particolare, è emerso con straordinaria chiarezza il disegno de “La Punizione di Tizio”, uno dei più completi e complessi. Raffigurante il mito greco in cui l’aquila divora il fegato del gigante, l’immagine è stata a lungo interpretata come una metafora della sofferenza e del tormento personale di Michelangelo. La nuova analisi consolida questa visione, rendendola una chiara allegoria della condizione umana che l’artista viveva in quel momento, diviso tra le sue convinzioni repubblicane e gli incarichi pontifici.
È importante notare che un disegno simile, datato 1532, si trova anche nella Royal Collection Trust.

Tra le figure emerse, sono stati individuati anche studi di pose muscolari e dettagli anatomici, alcuni dei quali si pensa possano essere abbozzi per opere successive, incluso il maestoso “Giudizio Universale” della Cappella Sistina. È tuttavia cruciale sottolineare che, sebbene le idee artistiche possano aver viaggiato nel tempo nella mente di Michelangelo, non esiste alcun documento che stabilisca un legame diretto tra la stanza fiorentina e il celebre affresco romano. L’attribuzione del “Giudizio” a un’idea nata a Firenze rimane dunque una suggestione affascinante, ma priva di riscontri certi.

Alcuni studiosi ipotizzano collegamenti tra gli schizzi della stanza e il Giudizio Universale, come le figure muscolari sovrapposte che ricordano i corpi tortuosi dell’affresco romano. Tuttavia, nessun documento prova un nesso diretto. Come nota Paola D’Agostino, direttrice dei Musei del Bargello: “Qui Michelangelo rielabora il passato: il Laocoonte, scoperto nel 1506, o la stessa Pietà Vaticana, non progetta Un enigma aperto: legami con la Sistina? il futuro” .

Oltre ai soggetti mitologici e agli studi anatomici, sono state notate anche altre curiosità: alcune iscrizioni, tra cui il nome del suo rivale, Baccio Bandinelli, anche se l’attribuzione non è definitiva. Un dettaglio che potrebbe essere un segno di ironia o un’espressione di polemica, riflesso di un animo inquieto e di una mente sempre attiva, anche in un momento di forzato ritiro.

La rivalità tra i due artisti è un fatto storico ben documentato. Bandinelli creò il gruppo scultoreo di “Ercole e Caco” per la Piazza della Signoria a Firenze, in diretta competizione con il “David” di Michelangelo. L’eventuale iscrizione del suo nome, sebbene l’attribuzione non sia definitiva, sarebbe coerente con la loro storica inimicizia.

La Stanza Segreta di Michelangelo continua a essere un luogo di studio e di scoperta. Questi nuovi dettagli ci offrono uno sguardo più intimo e profondo nel processo creativo di uno dei più grandi geni della storia dell’arte, rivelando non solo il suo talento, ma anche le sue preoccupazioni, le sue riflessioni filosofiche e la sua straordinaria capacità di trasformare un momento di isolamento in un’esplosione di creatività senza tempo. Un tesoro nascosto, che continua a raccontare la storia di un uomo e della sua arte in continua evoluzione.

https://www.tornabuoni1.com/it/2023/11/10/la-stanza-segreta-di-michelangelo-e-aperta-al-pubblico/·(2023-11-10)

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https://www.ilgiornaledellarte.com/Mostre/I-disegni-di-Michelangelo-al-British-Museum·(2024-07-02)

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https://www.ilsommopoeta.it/baccio-bandinelli

https://www.arte.it/foto/baccio-bandinelli–il-rivale-di-michelangelo-146

https://artmuseum.princeton.edu/collections/objects/58883

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