Articolo di Annamaria Niccoli

2 settembre 2025

Il caso di Marco Mariolini, noto come “il cacciatore di anoressiche”, continua a essere uno degli episodi più complessi e inquietanti della storia criminale italiana. Non si tratta di un semplice omicidio passionale, ma del tragico epilogo di una patologia ossessiva che, documentata e preannunciata, è sfociata in una violenza inaudita. Il suo caso solleva questioni fondamentali che vanno oltre la cronaca nera, toccando la psicologia forense, la sicurezza pubblica e la responsabilità etica.
La storia di Mariolini è una discesa nel baratro di un’ossessione per le donne magre ed esili, in particolare per quelle affette da disturbi alimentari. La sua attrazione non era basata sull’amore o sul desiderio, ma su un bisogno compulsivo di controllo e possesso. Il suo percorso patologico inizia in adolescenza, segnato da rifiuti e frustrazioni.
Questo schema si ripresenta nella sua vita adulta. Il suo matrimonio con Lucia, da cui ha avuto due figli, fallisce perché lei non soddisfa il suo ideale di magrezza. Le sue successive ricerche, attraverso annunci sui giornali, mostrano la sua determinazione a trovare una donna che si conformi alla sua perversione.
L’incontro con Monica Calò segna il punto di non ritorno. La relazione si trasforma in una spirale di violenza fisica e psicologica, culminata nello sfruttamento economico e nel suo tentativo di costringerla a dimagrire fino a ridurla a uno scheletro. Questo sadismo, mascherato dalla dichiarazione di volerla “mantenere in buona salute”, evidenzia una totale mancanza di empatia e una percezione distorta della realtà.

L’elemento più sconvolgente del caso è il libro “Il cacciatore di anoressiche”, pubblicato da Mariolini nel 1997, un anno prima del delitto. Questo testo non è un’opera di finzione, ma una vera e propria autobiografia in cui Mariolini confessava le sue aggressioni passate e, in un passaggio cruciale, preannunciava l’omicidio di Monica Calò. La frase “avrei ucciso anche lei se non avesse accettato di tornare con me” è stata la prova più forte della premeditazione del crimine.
Il libro solleva un dilemma etico e giuridico: avrebbe dovuto essere un segnale d’allarme inequivocabile? Nonostante fosse una dichiarazione pubblica delle sue intenzioni violente, il sistema non ha agito. Né gli editori, né le autorità hanno colto la gravità del messaggio, un tragico fallimento del sistema di protezione. Questo caso rimane un monito sulla pericolosità di testi che glorificano la violenza e sulla responsabilità di chi li pubblica e di chi dovrebbe intervenire.

Dopo l’omicidio, Mariolini fu arrestato e processato con rito abbreviato. Il 30 marzo 2000, la Corte d’Assise di Novara lo condannò a 30 anni di reclusione, una pena che ha scontato interamente. Le sue dichiarazioni in carcere, come “sono in pace con me stesso” e “non ho alcun senso di colpa”, confermano il quadro di una personalità psicopatica e priva di rimorso. La sua convinzione di essere una vittima al pari di Monica e la sua affermazione di voler continuare a inseguire il suo ideale estetico se avesse riottenuto la libertà dimostrano l’assenza di qualsiasi tipo di riabilitazione o pentimento.
Nel 2021, dopo aver scontato la pena, Marco Mariolini è tornato in libertà. Questa notizia, che ha sollevato notevole clamore e preoccupazione, riporta al centro del dibattito la questione della sicurezza pubblica e della valutazione della pericolosità sociale. Il suo rilascio, seppur avvenuto al termine della pena, pone un interrogativo fondamentale sul fatto che un individuo con un profilo psicologico così disturbato e privo di empatia possa reintegrarsi nella società.

Il caso Mariolini è una lezione su come le dinamiche di violenza domestica e psicologica possano essere sottovalutate, anche quando i segnali sono evidenti. Le denunce di Monica, i tentativi di suicidio e l’isolamento dai familiari sono stati insufficienti per attivare misure restrittive efficaci.
Questo caso ha portato a riflessioni fondamentali su:
– Protocolli di valutazione del rischio: La necessità di sistemi più efficaci per valutare la pericolosità in casi di stalking e minacce esplicite.
– Formazione specialistica: L’importanza di formare le forze dell’ordine e i magistrati a riconoscere i segnali di un’escalation della violenza.
– Intervento multiprofessionale: L’esigenza di un approccio integrato tra giustizia, forze dell’ordine e sanità mentale per la gestione dei casi ad alto rischio.
La storia di Marco Mariolini non è solo un resoconto di cronaca, ma un caso studio che dimostra i fallimenti del sistema nel proteggere una vittima la cui tragica fine era, per certi versi, tristemente annunciata.


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https://www.secoloditalia.it/2025/07/monica-calo-e-quellomicidio-annunciato-la-donna-che-mori-per-mano-del-collezionista-di-anoressiche/·(2025-07-23)

https://www.quotidiano.net/cronaca/il-cacciatore-di-anoressiche-libero-in-anticipo-ojk7wtfj·(2020-10-24)

https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Monica_Calò

https://www.utterlyinteresting.com/post/the-tragic-case-of-marco-mariolini-the-anorexic-hunter-and-a-preventable-tragedy·(2024-11-08)

https://emadion.it/en/homicides/murderers/killer-men/marco-mariolini-the-murderer-who-hunted-anorexics/

https://www.la7.it/embedded/la7?&tid=player&content=91632&title=/donne-vittime-e-carnefici/video/monica-calò-da-vittima-ad-aggressore-del-suo-carnefice-mariolini-20-02-2013-91632

https://profilicriminali.it/2018/07/23/marco-mariolini-parafilia/·(2018-07-23)


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