
Articolo di Annamaria Niccoli
21 novembre 2025
Il Salento si stringe nel dolore e nello sgomento per la tragica fine di Elia Perrone, il bambino di otto anni trovato senza vita nella sua casa a Calimera (Lecce), e di sua madre, Najoua Minniti, il cui corpo è stato rinvenuto in mare. Le indagini della Procura di Lecce, coordinate dal pm di turno, Erika Masetti, si concentrano sull’ipotesi di omicidio-suicidio, una tesi che trova drammatica conferma nei primi esiti autoptici.
L’esame autoptico sul corpicino di Elia, eseguito dal medico legale Alberto Tortorella, ha fugato ogni dubbio sulla causa del decesso: asfissia meccanica (soffocamento o strangolamento). I segni riscontrati sul collo del bambino sin dal ritrovamento hanno trovato così una tragica conferma medica.
La ricostruzione più accreditata dagli inquirenti suggerisce una sequenza degli eventi agghiacciante: Najoua Minniti, 36 anni, avrebbe ucciso il figlio nel sonno, verosimilmente nella notte tra lunedì e martedì. Subito dopo, si sarebbe diretta verso il mare per togliersi la vita, gettandosi al largo della marina di Melendugno, dove il suo corpo è stato poi scoperto da un subacqueo.
Inizialmente, il ritrovamento del cadavere della donna in mare aveva fatto temere agli investigatori che anche Elia potesse essersi gettato con lei. Solo in seguito alla denuncia di scomparsa sporta dal padre e infermiere, Fabio Perrone, il corpo del piccolo è stato rinvenuto nella sua stanza a Calimera, svelando il duplice dramma.
Il contesto familiare era segnato da una separazione e da un affidamento congiunto del bambino, disposto dal Tribunale per i minorenni di Lecce. Su Najoua Minniti gravavano specifiche restrizioni territoriali, un dettaglio che assume oggi un peso cruciale.
Il padre, Fabio Perrone, aveva già manifestato le sue preoccupazioni all’Autorità Giudiziaria. L’uomo temeva che l’ex moglie potesse portare via il bambino a sua insaputa, violando le prescrizioni. Tuttavia, al momento di queste denunce, non sarebbero emerse evidenze di maltrattamenti fisici nei confronti di Elia.
La madre risultava essere seguita dai servizi sociali per una presunta situazione di disagio economico. Questo elemento, unito alla condizione di solitudine della donna, pone interrogativi. Sui suoi profili social, Najoua Minniti alternava foto affettuose con il figlio a descrizioni del mare come luogo di “tranquillità e serenità”.
A gettare un’ombra ulteriore sull’accaduto sono le dichiarazioni dello zio paterno, Brizio Tommasi, che ha mosso critiche dirette e pesanti: “La mamma lo maltrattava. Elia lo diceva ai nonni che gli diceva ‘sei una merda’”. L’uomo ha espresso “forte rammarico” nei confronti di servizi sociali e scuola, sostenendo che avrebbero dovuto intervenire con maggiore sollecitudine per verificare il benessere psicologico del bambino.
Mentre la Procura continua le sue indagini, esaminando anche l’eventuale esito dei precedenti procedimenti legali sull’affidamento, la comunità di Calimera si è stretta attorno alla famiglia Perrone.
La Dirigente Scolastica, Elisabetta Dell’Atti, ha espresso il cordoglio di tutto l’istituto: “Sgomenti e senza parole per esprimere il dolore che tutti noi stiamo provando in questo momento. […] La scuola è presente”. Anche il Sindaco ha invitato la cittadinanza al silenzio e al rispetto.
Fino a oggi, i Servizi Sociali non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, probabilmente per rispetto delle indagini in corso e per tutelare la privacy. Resta il drammatico interrogativo su quanto sia stato fatto e quanto si potesse fare per intercettare il baratro in cui Najoua Minniti stava scivolando, trascinando con sé la vita del figlio.
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