Articolo di Annamaria Niccoli

17 dicembre 2025

In questi giorni l’industria dello spettacolo si trova oggi a fare i conti con uno dei suoi nervi più scoperti: il confine sottile tra il potere decisionale e l’abuso di posizione. L’inchiesta di Fabrizio Corona, lanciata attraverso il suo progetto “Falsissimo”, ha scosso l’ambiente mediatico puntando il dito contro un presunto sistema che vedrebbe il conduttore Alfonso Signorini al centro di accuse pesantissime.

Se quanto riportato dall’ex agente dei fotografi dei “Vip” venisse confermato nelle sedi opportune, ci troveremmo di fronte a un quadro desolante. Non si tratterebbe di semplice gossip, ma di una questione che investe l’etica professionale e il rispetto della dignità umana.
Al centro della ricostruzione di Corona c’è lo scollamento totale tra talento e opportunità. L’ipotesi è che l’accesso ai media nazionali possa essere subordinato a favori personali o sessuali, trasformando il “prezzo del successo” in una tassa morale che inquina l’intero settore.
I numeri citati da Corona sono imponenti: parla di oltre 50 segnalazioni e ipotizza addirittura centinaia di casi. Una quantità che, se provata, indicherebbe un metodo sistematico piuttosto che episodi isolati. Anche laddove si parli di adulti consenzienti, emerge lo spettro del “ricatto psicologico”: la sensazione che non esista altra via per lavorare crea un ambiente tossico in cui la libertà di scelta è pesantemente condizionata dal bisogno economico o professionale.
Dall’altra parte, Alfonso Signorini ha scelto la via del silenzio mediatico, affidando la propria tutela ai legali. È una procedura standard di fronte a accuse gravi via social che potrebbero rasentare la calunnia.
È fondamentale ricordare che, al momento, si tratta di accuse unilaterali supportate da “brandelli di conversazioni”. Spetterà alla magistratura stabilire l’autenticità degli screenshot e il contesto degli scambi. Tuttavia, il polverone mediatico segue un copione ciclico nel mondo della TV: l’idea dello scambio tra lavoro e favori personali è un cliché che ritorna, alimentato spesso da sospetti e illazioni. Tra il dovere di cronaca e il processo sommario esiste una linea sottile che non deve essere superata dal pregiudizio.

La vicenda interroga direttamente le aziende televisive, in questo caso Mediaset. Gruppi di queste dimensioni dispongono di codici etici rigidi e portali per il whistleblowing (segnalazioni anonime). Se un sistema di ricatto fosse realmente esistito per dieci anni, significherebbe che questi processi di auditing sono venuti meno o sono stati ignorati.
In Italia, il sistema legale offre diverse tutele contro molestie e ricatti lavorativi:
Ambito Penale: art. 609-bis c.p., che include l’abuso di autorità; la Violenza Privata (art. 610 c.p.) o la Tentata Estorsione.
* Ambito Civile: L’Articolo 2087 del Codice Civile e il Codice delle Pari Opportunità impongono la tutela dell’integrità morale del lavoratore.
La legge italiana è chiara: il consenso ottenuto tramite ricatto o abuso di potere è considerato nullo dal punto di vista legale, proteggendo la vittima anche se inizialmente sembra aver accettato il compromesso per necessità.

Bisogna ricordare che Fabrizio Corona è un personaggio che utilizza spesso toni provocatori e metodi d’impatto. È dunque necessario attendere che le prove vengano esaminate con rigore prima di emettere sentenze definitive.
Il dibattito resta aperto ed è giusto che l’informazione mantenga alta l’attenzione sulla gravità sociale del fenomeno, ma senza permettere che il rumore mediatico finisca per coprire i fatti reali.

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