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Articolo di Annamaria Niccoli

5 gennaio 2026

Mentre l’Europa finanzia la resistenza ucraina contro Putin, il silenzio cala sulle ambizioni imperialiste di Donald Trump.
L’Europa ha costruito la sua recente unità sull’opposizione all’imperialismo russo, spendendo miliardi per difendere l’Ucraina dall’invasore Putin. Tuttavia, appare oggi paralizzata di fronte all’imperialismo statunitense “di ritorno”. Se per l’Ucraina si grida allo scandalo, per il Venezuela e la Nigeria, invase da Trump per il controllo del petrolio, regna il silenzio. La narrazione di Trump come “alleato scomodo” impedisce a nazioni come Francia, Spagna e Italia di reagire con la stessa fermezza usata contro Mosca.

In questo scenario, Giorgia Meloni si distingue come l’unica voce europea a “legittimare” l’intervento in Venezuela. Questa posizione non è solo un atto di fedeltà atlantista: accettando l’invasione per il petrolio a Caracas e in Nigeria, diventa politicamente impossibile opporsi alla prossima “acquisizione forzata” della Groenlandia.

Con lo scioglimento dei ghiacci, la Groenlandia è diventata la più grande riserva potenziale di terre rare fuori dal controllo cinese. Queste risorse rappresentano l’ultima spiaggia per la sovranità tecnologica e la transizione energetica europea. Perdere la Groenlandia significa per l’Europa diventare definitivamente “vassallo industriale” degli Stati Uniti o della Cina. Trump lo sa: ha già deciso di prendersi questo territorio europeo per spartirsi le terre rare con Putin o rivenderle alla Cina per abbattere il debito americano.

Nonostante la Groenlandia faccia parte del Regno di Danimarca, e sia quindi territorio europeo a tutti gli effetti, il governo danese è stato lasciato solo. Copenaghen ha inviato da mesi navi militari a protezione del territorio e dei diritti di pesca, ma il resto dell’Europa, Italia, Francia e Spagna in testa, non se ne interessa. L’assenza di una flotta comunitaria o di un coordinamento militare lascia un vuoto di potere che Trump è pronto a colmare.

Esiste il sospetto di un “ordine di non parlarne”, una strategia di pacificazione a ogni costo per evitare lo scontro frontale con Washington. Questo silenzio serve a Trump per giocare la sua partita sporca: un’offerta d’acquisto “irrinunciabile” o un pretesto militare per costringere i danesi alla resa. Mentre l’Europa tace, il pretesto per l’invasione è già pronto: l’effetto sorpresa sarà totale, e la ricchezza europea delle terre rare svanirà sotto il controllo americano.
L’Europa mostra una doppia morale: spende miliardi contro l’invasione russa ma tace di fronte a quella americana. Questo crea un precedente pericoloso che indebolisce la credibilità comunitaria.

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