
Articolo di Annamaria Niccoli
9 gennaio 2026
Quella che molti avevano liquidato come una provocazione diplomatica si sta rivelando un’operazione concreta geopolitico aggressivo senza precedenti. L’interesse di Donald Trump per la Groenlandia non è più un’ipotesi, ma un piano d’azione strutturato in quattro fasi che punta a scardinare gli equilibri mondiali, trasformando l’economia in una letale arma di pressione politica.
1) Primo step: Il Segretario di Stato Marco Rubio è atteso a Copenaghen la prossima settimana. La strategia americana punta a scavalcare la Danimarca sfruttando le divisioni interne; l’obiettivo è utilizzare la Legge sull’autogoverno del 2009 (a). Gli USA mirano a creare uno Stato sovrano “amico”, ma svincolato dai trattati europei. Un accordo di associazione successivo garantirebbe al Pentagono il controllo militare totale e l’accesso esclusivo alle immense ricchezze del sottosuolo.
2 ) L’aspetto economico della vicenda assume contorni quasi fantascientifici, ma estremamente concreti nelle analisi della Casa Bianca. Il valore stimato della Groenlandia oscilla tra i 2.700 e i 7.000 miliardi di dollari.
Per accelerare la separazione dalla Danimarca, l’amministrazione Trump sta valutando un’operazione di “persuasione diretta”, ossia pagamenti in contanti una tantum ai residenti dell’isola. Le cifre ipotizzate variano dai 10.000 ai 100.000 dollari a persona. Un’offerta difficile da rifiutare per una popolazione di poche decine di migliaia di abitanti, che sancirebbe il passaggio di proprietà attraverso un vero e proprio “acquisto del consenso”.
3) Mentre l’Unione Europea è rimasta intrappolata in politiche “suicide” fiscali interne e tasse ai cittadini, ha colpevolmente trascurato i propri confini artici.
Trump è pronto a giocare la carta della Groenlandia come pedina di scambio. L’Europa è frammentata e priva di una visione unitaria sul territorio danese, si trova oggi a inseguire una crisi che minaccia l’integrità territoriale di un suo Stato membro, vittima di quella che molti definiscono una politica economica “suicida” basata solo su vincoli e tassazione (c).
4) Il lato più oscuro della vicenda emerge dalle dichiarazioni della Casa Bianca, nonostante i tentativi del Segretario di Stato Marco Rubio, di ammorbidire i toni, ha ribadito: “L’utilizzo del mezzo militare è sempre un’opzione”. La perdita della Groenlandia non deve essere intesa come una invasione tradizionale, ma un aumento della presenza militare non concordata, giustificata dalla “sicurezza nazionale” (statunitense e non europea) in chiave anti-russa e anti-cinese. Questo scenario porterebbe al fallimento definitivo della sovranità europea nell’Artico e, soprattutto, al possibile collasso dell’Articolo 5 della NATO (d).
Se gli Stati Uniti dovessero agire militarmente o forzare la sovranità di un alleato come la Danimarca, il principio della difesa collettiva, perderebbe in suo effettivo significato.
L’ultima frontiera di una sovranità europea pare essere ormai al tramonto (e).
(a) L’autogoverno del 2009 in Groenlandia, attuato tramite la Legge sull’autogoverno del 21 giugno 2009 dopo un referendum nel 2008, primo passo fondamentale verso l’indipendenza, trasferendo alla Groenlandia il controllo su polizia, tribunali, risorse naturali (petrolio, gas), istruzione e sanità, rendendo il groenlandese unica lingua ufficiale e riconoscendo il popolo groenlandese come popolo separato secondo il diritto internazionale, sebbene difesa, politica estera e monetaria restino danesi.
(b) (L’Articolo 5 del Trattato NATO è la clausola di difesa collettiva, che stabilisce che un attacco armato contro uno qualsiasi dei Paesi membri è considerato un attacco contro tutti; ogni alleato, in esercizio di legittima difesa, assisterà la parte attaccata, intraprendendo immediatamente le azioni ritenute necessarie, incluso l’uso della forza armata. Questa azione è decisa dal Consiglio Nord Atlantico e non è automatica, ma richiede un accordo tra gli alleati)
(c) Ottobre 2025: Si fa presente che solo in tale data il Primo Ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, si è rivolto ai deputati durante una sessione plenaria (6-9 ottobre), chiedendo una più stretta collaborazione con l’Unione Europea, ma confermando l’intenzione dell’isola di non entrare a far parte dell’UE o degli USA. Durante questa sessione, o in un dibattito correlato, si è parlato anche di un nuovo accordo di pesca UE-Groenlandia per il periodo 2025-2030.
(d) Nel settembre 2025 che una delegazione della Commissione Difesa del Parlamento UE ha visitato la Groenlandia per partecipare a esercitazioni NATO (“Arctic Light”), sottolineando la prontezza dell’Europa a proteggere l’isola in un contesto geopolitico teso.
(e) Fra gennaio 2025 e ottobre 2025 in Commissione UE si è discusso del desiderio della Groenlandia di una maggiore presenza dell’UE per quanto riguarda le materie prime, questione che ha visto l’apertura di un ufficio dell’UE a Nuuk, la capitale, a marzo 2025, inaugurato dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, nel marzo 2024. L’intento era rafforzare la partnership tra l’UE e la Groenlandia e per stabilire una presenza europea concreta nella regione artica.
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