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Articolo di Annamaria Niccoli

21 gennaio 2026

Il Bacha Bazi nel 2026 non è più una danza alla luce del sole durante i matrimoni, ma un segreto di Stato protetto dal terrore e alimentato dalla miseria. Mentre la propaganda ufficiale di Kabul parla di “purezza”, il silenzio dei social e l’oscurità delle chat crittografate nascondono una realtà in cui i più piccoli continuano a pagare il prezzo più alto.

Nelle strade polverose di Kabul e tra le vallate remote dell’Hindu Kush, il silenzio è diventato un’arma. Nel 2026, l’Afghanistan dei Talebani si presenta al mondo come un Paese “ripulito” dai vizi del passato, ma dietro la facciata dei decreti religiosi e della censura digitale, la pratica del Bacha Bazi, “gioco con i bambini”, continua a sfruttare vite giovanissime. Nonostante i divieti ufficiali, il fenomeno non è scomparso, si è semplicemente spostato nell’ombra, diventando più invisibile e ancora più pericoloso.

Dall’agosto 2021, la posizione ufficiale delle autorità di Kabul è stata netta. Il Bacha Bazi è considerato una pratica anti-islamica, un “peccato grave” ereditato dal precedente governo. Nel dicembre 2024, un nuovo decreto ha ulteriormente inasprito le pene, dichiarando il traffico di esseri umani illegale secondo la Sharia.
Tuttavia, i rapporti internazionali del 2025 e le prime analisi del 2026 disegnano un quadro opposto. Secondo il “Trafficking in Persons Report” del Dipartimento di Stato USA, la legge non viene applicata in modo uniforme. Nelle province rurali, dove possedere un “ragazzo danzante” rimane uno status symbol. Il dato più inquietante riguarda l’impunità. Nel biennio 2024-2025 non si registrano condanne significative per gli sfruttatori; contrariamente, le vittime, ragazzini tra i 10 e i 18 anni,  spesso subiscono il danno oltre la beffa: arrestati e puniti per “comportamenti immorali” invece di essere protetti come “minori abusati”.

L’Afghanistan è stretto in una morsa di povertà senza precedenti. Per molte famiglie, la scelta è tra la fame totale o la cessione di un figlio. “Spinte dalla disperazione, le famiglie vendono i propri ragazzi a uomini facoltosi in cambio di pochi sacchi di grano o di protezione politica”, spiegano gli osservatori umanitari.

Con lo smantellamento delle vecchie strutture di tutela e la drastica riduzione delle ONG internazionali sul territorio, i bambini di strada e gli orfani sono diventati prede facili.  Esiste solo il mercato nero della sopravvivenza.

Uno dei cambiamenti più radicali del 2026 riguarda la visibilità del fenomeno. Se un tempo i video dei ragazzi che danzavano in abiti femminili circolavano quasi liberamente sui social media, oggi la “polizia morale” digitale e i progressi tecnologici hanno cambiato le regole del gioco.

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il governo ha imposto blackout periodici della rete (come quello totale di 48 ore nel settembre 2025, su TikTok e Facebook) per soffocare ogni forma di “dissenso morale”.
Il Bacha Bazi è migrato su Telegram e su app di messaggistica crittografata, dove gruppi privati inaccessibili ai monitoraggi internazionali continuano a scambiarsi video e foto. Per eludere i filtri automatici, gli utenti hanno sviluppato l’”Algospeak” (un gergo in codice e hashtag apparentemente innocui che nascondono la ricerca di contenuti pedopornografici e legati ai ragazzi danzanti).

In questo scenario cupo, l’unica traccia pubblica del Bacha Bazi sui social media è quella lasciata dagli attivisti.
Giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani rischiano la vita per caricare clip, che testimoniano l’ipocrisia del sistema. Questi video, pur rari, rappresentano oggi l’unica prova tangibile per le organizzazioni internazionali e l’ONU, che cercano faticosamente di documentare le violazioni in un Paese che ha chiuso le porte al mondo.

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