
Articolo di Annamaria Niccoli
22 gennaio 2026
Quello che doveva essere un mercoledì di lenta ricostruzione si è trasformato nel giorno più buio per la Striscia di Gaza dalla firma del cessate il fuoco dello scorso ottobre. Il 21 gennaio 2026 segna una ferita profonda: undici vite spezzate, tra cui quelle di tre stimati giornalisti e di due ragazzini di appena 13 anni. Un attacco che non ha colpito solo persone, ma ha scosso le fondamenta della diplomazia tra Israele ed Egitto.
La tragedia si è consumata nell’area di Netzarim, nel centro della Striscia. Un missile ha centrato in pieno un veicolo del Comitato Egiziano di Soccorso (Egyptian Relief Committee). Il mezzo era civile, chiaramente contrassegnato dai loghi dell’organizzazione e, secondo i portavoce, la sua attività umanitaria era nota alle forze israeliane. A bordo, tre professionisti stavano documentando la nascita di un nuovo campo profughi gestito dal Cairo.
L’esercito israeliano ha confermato l’operazione, sostenendo che le truppe avessero identificato “sospetti che manovravano un drone affiliato ad Hamas”, percepito come una minaccia immediata.
Mohammed Mansour, portavoce del comitato, ha respinto ogni accusa, spiegando che il drone era uno strumento di lavoro standard per le riprese aeree del campo. “Non rappresentavano alcuna minaccia”, ha aggiunto con amarezza Mahmoud Jamal, responsabile della struttura.
La comunità giornalistica internazionale piange tre colleghi stimati: Abdul Raouf Shaat (30 anni): Fotoreporter e videomaker per AFP e CBS News; Mohammed Salah Qashta: Corrispondente e voce del braccio mediatico del Comitato Egiziano; Anas Ghneim: Esperto fotografo freelance e operatore di droni per Smart Media.
Con la loro scomparsa, il bilancio dei giornalisti uccisi dall’inizio del conflitto (ottobre 2023) sale alla drammatica cifra di 260. Tra le altre vittime della giornata figurano anche due tredicenni, uccisi in attacchi separati, di cui uno nel campo di Bureij.
L’incidente ha aperto una crisi diplomatica senza precedenti. L’Egitto ha definito l’accaduto un “precedente pericoloso” e un atto “inammissibile”, avvertendo che questo evento potrebbe rallentare i negoziati per la stabilità della tregua.
Anche da Washington e Londra è giunta una “profonda preoccupazione”. Il Dipartimento di Stato USA ha chiesto a Israele un’indagine rapida e trasparente, anche a causa del coinvolgimento di Shaat con la testata americana CBS.
Le sigle per la libertà di stampa hanno reagito con durezza. Il CPJ (Committee to Protect Journalists) e Reporters Sans Frontières (RSF) hanno chiesto un’indagine indipendente, sottolineando come colpire un veicolo civile segnalato sia una violazione del diritto internazionale. Anche l’UNESCO e l’ONU hanno espresso orrore, richiamando la necessità di proteggere i giornalisti come civili, secondo la Risoluzione 2222.
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