
Articolo di Annamaria Niccoli
23 febbraio 2026
C’è un confine sottile, eppure violentemente tracciato, tra la diplomazia e l’ingerenza. Quello che sta accadendo tra i corridoi degli ospedali calabresi non è solo una questione di turni scoperti o di corsie affollate: è diventato l’epicentro di uno scontro geopolitico dove la prepotenza dell’amministrazione Trump minaccia di demolire quel poco che resta del diritto alla salute in una delle terre più fragili d’Europa.
Per anni la Calabria è stata il simbolo del collasso sanitario italiano. Ospedali fatiscenti, concorsi deserti, un turnover bloccato da una burocrazia cieca e un commissariamento infinito. Poi, l’intuizione pragmatica del Governatore Roberto Occhiuto: chiamare i medici cubani.
Oltre 500 professionisti che, con una dedizione che ha commosso le comunità locali, hanno riaperto reparti destinati alla chiusura, ridotto liste d’attesa chilometriche e restituito dignità a due milioni di persone. “Non è ideologia, è sopravvivenza”. Eppure, per la Casa Bianca di Donald Trump, questo miracolo amministrativo è una macchia da cancellare.
Con il ritorno del “Tycoon” alla presidenza, la scure ideologica si è abbattuta nuovamente su Cuba. Washington ha ripreso a soffiare sul fuoco della propaganda, etichettando queste missioni mediche come “traffico di esseri umani”. Un’accusa che suona non solo ipocrita, ma ferocemente falsa agli occhi di chi quei medici li vede lavorare ogni giorno, regolarmente retribuiti e integrati nel tessuto sociale calabrese.
La verità è più cinica: l’obiettivo di Trump è strangolare economicamente l’isola caraibica, incurante del fatto che, per colpire L’Avana, stia di fatto prendendo in ostaggio i pazienti calabresi. Chiedere il rimpatrio immediato dei medici sotto la minaccia di sanzioni o “punti di attrito” diplomatici non è politica estera; è “bullismo” istituzionale ai danni di un alleato che sta solo cercando di non far morire la propria gente.
È in questo scenario surreale che si è consumato un piccolo miracolo politico italiano. Da una parte Roberto Occhiuto, esponente di un centrodestra che solitamente guarda agli USA come a una stella polare; dall’altra Angelo Bonelli, leader dei Verdi e dell’opposizione. Due mondi distanti che oggi si trovano sulla stessa barricata.
“Quella di Occhiuto è una scelta di civiltà.”
Angelo Bonelli ha ragione. Quando la politica nazionale si divide su tutto, il fatto che un leader di sinistra sostenga un governatore di Forza Italia dimostra quanto sia alta la posta in gioco: la sovranità nazionale contro l’arroganza di un’amministrazione straniera che pretende di decidere chi può curarci e chi no.
La prossima settimana, il Presidente Occhiuto incontrerà l’inviato americano Mike Hammer. Sarà un passaggio cruciale, un test di dignità per l’intera Italia. Hammer porterà con sé il peso del malumore di Washington, ma Occhiuto avrà dalla sua la forza dei fatti: reparti che funzionano, vite salvate e un sistema che, senza quei camici bianchi, crollerebbe in meno di ventiquattr’ore.
Il Governatore non deve, e non può, indietreggiare. Cedere alle pressioni di Trump significherebbe ammettere che la sanità italiana è un protettorato americano, dove il diritto costituzionale alla salute può essere sacrificato sull’altare dei capricci elettorali di un presidente d’oltreoceano. Mentre la Farnesina osserva con una prudenza che rischia di sembrare debolezza, la Calabria resta in trincea. I medici cubani non sono pedine di uno scacchiere ideologico; sono l’ultima linea di difesa di un territorio che non vuole più morire di malasanità.
#SanitàInOstaggio
#NoAlBullismoDiTrump
#GiùLeManiDallaCalabria
#SovranitàSanitaria
#VergognaWashington
#Occhiuto
#Bonelli
#MediciCubani
#PoliticaEstera
#GovernoItaliano
#DirittoAllaSalute
#Calabria
#SanitàCalabrese
#CamiciBianchi
#OrgoglioCalabria
#RestiamoUmani
#TrumpAdministration
#CubaItaly
#MedicalMissions
#HealthcareIsARight
Lascia un commento