
Articolo di Annanmafria Niccoli
27 febbraio 2026
Il National Mall di Washington, tra i fasti delle parate militari e i fuochi d’artificio per il duecentocinquantesimo anniversario dell’Indipendenza americana, non ospiterà Papa Leone XIV il prossimo 4 luglio. In quello che i corridoi della diplomazia internazionale hanno già ribattezzato lo “Schiaffo di Luglio”, il primo Pontefice statunitense della storia, ha scelto di voltare le spalle alla sua terra d’origine nel momento di massima celebrazione patriottica per recarsi, invece, sul molo di Lampedusa.
La decisione, ufficializzata in questi giorni, ha il sapore di un terremoto geopolitico. L’invito era stato recapitato in Vaticano con ogni onore lo scorso maggio dal Vicepresidente J.D. Vance e dal Segretario di Stato Marco Rubio. La Casa Bianca contava sulla nazionalità del Pontefice, l’ex cardinale di Chicago Robert Francis Prevost, per siglare una nuova era di cooperazione e incassare un clamoroso successo d’immagine durante il “Sestercentennial” degli Stati Uniti.
Ma Leone XIV ha scelto il silenzio della preghiera rispetto al fragore delle celebrazioni. Recandosi a Lampedusa, il Papa non solo compie un gesto di profonda continuità con il magistero di Francesco, tornando laddove Bergoglio iniziò il suo cammino nel 2013, ma lancia un messaggio politico di una durezza senza precedenti all’amministrazione Trump.
Dietro la scelta pastorale si cela una frattura diplomatica ormai insanabile. Le tensioni tra Washington e il Vaticano si sono accumulate su tre punti critici:
- Politiche Migratorie: Il Vaticano ha espresso “profonda preoccupazione” per il nuovo giro di vite sui confini meridionali degli USA, giudicato incompatibile con la dottrina sociale della Chiesa.
- Il “Board of Peace”: Leone XIV ha ufficialmente declinato la partecipazione della Santa Sede al comitato proposto dalla Casa Bianca per la ricostruzione di Gaza, percepito come un organismo troppo sbilanciato e privo di una reale vocazione multilaterale.
- Lo stallo cubano: Secondo fonti rilanciate da Agenzia Nova, la storica mediazione vaticana tra Washington e l’Avana sarebbe entrata in una fase di gelo profondo proprio a causa della scarsa sintonia personale tra il Papa e il tycoon.
Dalla Casa Bianca trapela un’irritazione a stento trattenuta: il portavoce presidenziale ha definito la scelta del Pontefice “profondamente sfortunata”, lamentando il mancato appoggio della Chiesa alle iniziative di pace americane. Di contro, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha blindato la posizione del Papa, lodando il coraggio di chi non si piega a “logiche di potenza nazionale” per rimettere al centro la carne viva dei migranti.
Il prossimo 4 luglio il mondo assisterà a due eventi storici senza precedenti:
A Washington, Donald Trump guiderà la più imponente parata militare della storia moderna, celebrando 250 anni di eccezionalismo americano.
A Lampedusa, sul Molo Favarolo, Leone XIV siederà in preghiera per ricordare chi, in cerca di quella stessa libertà celebrata oltreoceano, ha trovato la morte nel Mediterraneo.
È la sfida dei simboli: il “confine” che esclude contro il “confine” che accoglie. Il Papa americano ha scelto da che parte stare, e non è quella della Casa Bianca.
Note:
Agenzia Nova, Time Magazine, Il Post, Articolo21, Globalist.it,
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