Articolo di Annamaria Niccoli

21 marzo 2026

Dalle audizioni del Congresso Americano del marzo 2026 emerge una verità speculare: Jeffrey Epstein non è stato un fenomeno finanziario autonomo, ma una metodica estrazione parassitaria resa possibile dal potere assoluto del fondatore di Victoria’s Secret.

Per oltre un trentennio, il nome di Jeffrey Epstein è stato evocato nei corridoi di Wall Street come quello di un “miliardario della finanza” dai contorni mitologici. Un uomo capace di gestire patrimoni immensi senza che occhi esterni avessero mai visto un bilancio certificato o un terminale Bloomberg attivo nei suoi uffici. Oggi, grazie alla storica desecretazione dei file EFTA (Epstein Files Transparency Act) e alla diffusione dei verbali FBI 302, la narrazione del “genio autodidatta” crolla definitivamente.

Le risultanze del Congresso del 2026 riscrivono la cronaca di un’epoca: Jeffrey Epstein non era un investitore; era l’appendice oscura e operativa di Leslie Wexner. L’inchiesta delinea un quadro in cui il patron di L Brands non si è limitato a finanziare un amico, ma ha deliberatamente fornito l’hardware logistico, il software sociale e lo scudo di impunità necessari a edificare il più vasto network di abusi del XXI secolo.

Il peccato originale di questa simbiosi risale al luglio 1991. In quell’anno, Wexner firmò una Procura Generale (Power of Attorney) che superava ogni prassi fiduciaria standard. Non era un mandato limitato alla gestione di asset specifici, ma la consegna delle “chiavi del regno”.

Epstein ottenne l’autorità legale di prelevare liquidità dai conti personali di Wexner, contrarre debiti multimilionari utilizzando le azioni di L Brands come collaterale e agire

come alter ego del miliardario presso istituti come JPMorgan e Deutsche Bank. In termini tecnici, per il sistema bancario globale, Epstein era Wexner.

Per consolidare questa posizione, Epstein attuò quello che gli inquirenti definiscono un “colpo di stato finanziario”: orchestrò l’allontanamento dei consulenti storici di Wexner, tra cui il fidato Harold Levin, isolando il magnate in una bolla informativa. Da quel momento, Jeffrey divenne il “filtro unico” della realtà finanziaria di Wexner, estraendo tra il 1991 e il 2007 una cifra stimata in 200 milioni di dollari sotto forma di commissioni per profitti mai documentati.

Se il denaro di Wexner ha fornito il motore, il marchio Victoria’s Secret ha fornito il carburante sociale. Epstein utilizzò quella che in sociologia criminale viene chiamata “validazione istituzionale”: il prestigio di Wexner divenne il suo passaporto per accedere ad Harvard, al Council on Foreign Relations e alle corti europee.

L’indagine evidenzia come la “Fabbrica degli Angeli” operasse su un piano sinistro. Negli uffici di Epstein a Manhattan, le pareti non erano ornate da grafici di borsa, ma da pile di cataloghi di Victoria’s Secret. Epstein si presentava come un talent scout onnipotente: “Les mi ha chiesto di trovare il nuovo volto per il catalogo”. Questa finzione aziendale sortiva un grande effetto: disarmava la diffidenza dei genitori. Nessuno temeva l’uomo che gestiva l’immagine del brand di moda più famoso del mondo. Wexner, consapevolmente o meno, aveva fornito al predatore un’uniforme da angelo.

La Townhouse “Bunker”: La residenza al n. 9 di East 71st St, trasferita da Wexner a Epstein per una cifra irrisoria (Documento EFTA01249643), fungeva da vera e propria ambasciata del potere parallelo.

Il Jet aziendale: Prima del famigerato Lolita Express, Epstein utilizzava la flotta di L Brands. I file EFTA rivelano che, nonostante le segnalazioni allarmate dei piloti sulla presenza costante di minorenni, Wexner intervenne personalmente per soffocare le lamentele, etichettando le attività di Epstein come “essenziali”.

Il cuore dell’inchiesta del 2026 risiede nel concetto di ricatto (Kompromat). Il file EFTA01648946 riporta la testimonianza di una vittima secondo cui Epstein si vantava apertamente di “possedere” Les Wexner. L’ipotesi degli inquirenti è che Wexner sia stato il “Paziente Zero” del sistema di telecamere nascoste di Epstein. Documenti come il verbale EFTA00269967 descrivono massaggi “inquietanti” a New York che coinvolgevano minorenni alla presenza di Wexner, creando il materiale necessario per un controllo coercitivo durato decenni.

La deposizione di Richard Adrian, storica guardia del corpo di Wexner, mette la parola fine alla tesi del “miliardario ignaro”. Adrian ha confermato di aver visto giovani ragazze in contesti inappropriati e di aver ricevuto da Wexner un ordine perentorio: “Resta al tuo posto e non guardare”.

L’impero di Jeffrey Epstein non è stato un’anomalia del capitalismo finanziario, ma una metodica fuga di potere di Leslie Wexner. Sebbene Wexner tenti oggi di presentarsi come l’ennesima vittima di un truffatore magistrale, le evidenze raccolte dal Congresso descrivono un architetto consapevole che ha fornito i mattoni, la malta e il silenzio necessari a proteggere il predatore per oltre vent’anni.

I flussi finanziari tra la Wexner Foundation e la galassia di società offshore di Jeffrey Epstein rappresenta, secondo le conclusioni del Congresso del 2026, il cuore pulsante del sistema di riciclaggio e finanziamento che ha sostenuto il predatore per oltre vent’anni.

I documenti EFTA rivelano che la fondazione filantropica di Les Wexner non è stata solo una fonte di prestigio, ma un vero e proprio “bancomat” operativo attraverso cui transitavano capitali destinati a scopi ben lontani dalla beneficenza. Il rapporto EFTA identifica un pattern sistematico di trasferimento fondi che seguiva una rotta precisa: dalla Wexner Foundation verso entità non profit controllate da Epstein, per poi sparire in paradisi fiscali.

Si conclude con ciò, che la struttura finanziaria non era finalizzata al profitto, ma alla creazione di opacità. Ogni dollaro che passava dalla Wexner Foundation alle società offshore di Epstein serviva a comprare due cose: la libertà operativa di Epstein e la protezione della reputazione di Wexner attraverso il mantenimento di un apparato di sicurezza e ricatto che nessun altro cliente avrebbe mai accettato di finanziare.

Note:

  • U.S. Congress (2026): Final Report of the Senate Judiciary Committee on the Epstein Files Transparency Act (EFTA). Washington D.C. (Include i file EFTA01249643, EFTA01648946, EFTA00269967).
  • Federal Bureau of Investigation (FBI): Interrogatori 302: Testimonianze di Richard Adrian e Maria Farmer (Desecretati 2024-2026).
  • U.S. District Court, Southern District of New York: Virginia Giuffre v. Ghislaine Maxwell (Deposizioni di Leslie Wexner e Abigail Wexner).
  • Securities and Exchange Commission (SEC): Indagine sui flussi di capitale tra L Brands (The Limited) e Financial Trust Company (USVI), 1991-2007.
  • The New York Times (2019/2026): The Man Who Built Victoria’s Secret and the Predator Who Managed His Money. Inchiesta di Landon Thomas Jr. e Natalie Kitroeff.
  • The Wall Street Journal (2023): Beyond the Island: The Secret Financial Transfers of the Wexner Foundation. Analisi dei flussi offshore verso le Isole Vergini.
  • Vanity Fair (2003/2021): The Talented Mr. Epstein. Profilo originale di Vicky Ward (integrato con le rivelazioni EFTA del 2026).
  • Bloomberg News (2026): The Empty Ledger: Why Epstein Had No Other Clients but Wexner. Analisi macroeconomica del patrimonio di L Brands.

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