
Articolo di Annamaria Niccoli
15 giugno 2026
TRINITAPOLI (BT) Vent’anni vissuti su una sedia a rotelle. Almeno sulla carta e nei registri previdenziali dello Stato. Perché nella realtà virtuale dei social network, tra una clip e l’altra, quella sedia spariva magicamente per fare spazio a passi sicuri, balli scatenati e una vitalità del tutto incompatibile con una diagnosi di invalidità totale e permanente.
Si sono chiuse così le indagini della Guardia di Finanza, la parabola di un cinquantenne di Trinitapoli, denunciato per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’accusa è pesante: aver incassato indebitamente, a partire dal 2007, circa 200mila euro tra pensioni di invalidità civile e indennità di accompagnamento.
A tradire il falso invalido non è stata la segnalazione di un cittadino o il controllo a sorpresa di un medico fiscale, ma la sua stessa vanità digitale. L’inchiesta è scattata quasi per caso, durante una delle tante attività di monitoraggio del web che i militari della Compagnia di Barletta effettuano costantemente per contrastare gli illeciti e gli sprechi nella spesa pubblica.
Spulciando tra i profili social più attivi della zona, l’attenzione dei finanzieri è caduta su alcuni video caricati su TikTok e Facebook. Nelle immagini, un uomo del posto, registrato all’INPS come invalido al 100% e teoricamente impossibilitato a muoversi senza assistenza, appariva in tutt’altre faccende affaccendato. Camminava tranquillamente per strada, salutava i passanti e accennava persino a dei passi di danza a favore di telecamera. Nessun bastone, nessuna carrozzina, nessuna sofferenza.
Davanti a un contrasto così stridente tra i severi verbali medici e i video scanzonati pubblicati online, gli investigatori, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, hanno deciso di vederci chiaro. Sono passati così dal monitor di un computer alle strade di Trinitapoli per i riscontri reali.
Per settimane, i finanzieri si sono appostati nei pressi dell’abitazione dell’uomo, armati di telecamere e tanta pazienza. Pedinamenti vecchio stile hanno confermato tutto quello che era emerso dal web: l’uomo è stato filmato mentre svolgeva le attività quotidiane in totale e assoluta autonomia, smentendo categoricamente quella “totale e permanente inabilità lavorativa” che ogni mese gli garantiva il bonifico dello Stato; è scattato così il sequestro dei beni.
Oltre alla denuncia penale, i militari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente, finalizzato a congelare i conti e le proprietà dell’indagato, con una cifra di 200mila euro percepiti illecitamente in quasi vent’anni.
Il caso è stato inoltre segnalato alla Procura Regionale della Corte dei Conti per il formale recupero del danno erariale. Un’operazione che restituisce alla collettività risorse preziose, destinate a chi ne ha davvero bisogno, e che trasforma quei video nati per racimolare qualche “follower” nella prova regina di un’accusa impossibile da smentire.
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