Foto: RaiNews

Articolo di Annamaria Niccoli

26 aprile 2026

L’attentato è scattato alle 20:35 di sabato 25 aprile 2026. Il teatro dell’attacco è il Washington Hilton, che ospitava la cena dei Corrispondenti della Stampa della Casa Bianca, un palcoscenico ad alto rischio con oltre 2.500 partecipanti d’élite. L’eco degli spari,  tra i 4 e gli 8 colpi, ha trasformato un evento di gala in una zona di guerriglia urbana. Per il famoso hotel, imponente struttura sulla Connecticut Avenue, il tempo pare essersi fermato al 30 marzo 1981, quando John Hinckley Jr. aprì il fuoco contro Ronald Reagan. Sabato 25 aprile 2026, a quarantacinque anni di distanza, il copione si ripete: attentato a Donald Trump.

L’identificazione dell’attentatore è stata immediata,  è Cole Tomas Allen, 31 anni di Torrance (California). Immediatamente si sono sollevati degli interrogativi. Allen non era un intruso nel senso classico; era un cliente dell’hotel, regolarmente registrato,  aveva la sua camera prenotata. Questa posizione strategica gli ha permesso di aggirare il cordone di sicurezza esterno, posizionandosi già all’interno del perimetro sensibile prima dell’inizio delle restrizioni di sicurezza.
Allen è emerso dalle zone comuni dell’hotel correndo verso l’ingresso della sala da ballo, con arma in pugno (un fucile a pompa, una pistola e diversi coltelli). Solo l’intervento tempestivo del Secret Service ha evitato la strage: un agente è stato colpito a bruciapelo, salvato esclusivamente dalla piastra balistica del suo giubbotto.

Le indagini FBI, sono coordinate direttamente dal capo dell’ufficio Kash Patel. Gli agenti della sezione Cyber Crime hanno sequestrato diversi dispositivi nella residenza di Allen a Torrance. L’FBI ha rinvenuti accessi a forum nel dark web dove si discuteva delle planimetrie del Washington Hilton e dei protocolli di risposta del Secret Service. Si sta cercando di capire se Allen abbia ricevuto assistenza tecnica da terzi per individuare i “punti ciechi” delle telecamere dell’hotel. È stato accertato che la prenotazione è stata effettuata sotto falso nome (forse tramite una società di copertura) diverse settimane prima dell’evento. Si sta verificando come sia riuscito a trasportare un fucile e un’arma corta all’interno della stanza senza che il personale dell’hotel o i cani anti-esplosivo (K9) rilevassero nulla. L’ipotesi è che le armi siano state introdotte all’interno di valigie schermate per eludere eventuali scanner portatili. Si stanno verificando diversi trasferimenti in criptovalute che Allen avrebbe ricevuto nei mesi precedenti l’attentato. Gli inquirenti stanno tracciando l’origine di questi fondi per escludere il finanziamento da parte di “attori” statali o gruppi terroristici internazionali che mirano a destabilizzare il clima politico statunitense. L’attenzione dell’FBI è rivolta anche alla sicurezza interna dell’hotel. Si sospetta che Allen possa aver sfruttato la conoscenza di turni e procedure del personale, sollevando il dubbio su possibili complicità interne, anche involontarie (come una porta di servizio lasciata incustodita).
La minaccia non veniva dalla strada, ma era già “seduta in poltrona” dentro l’hotel?

Il dubbio: la minaccia non veniva dalla strada, ma era già “seduta in poltrona” dentro l’hotel. Come mai?


All’interno, il protocollo di emergenza ha visto ministri e giornalisti cercare riparo sotto i tavoli, mentre le squadre di protezione ravvicinata scortavano il Presidente Trump e la First Lady e il vicepresidente Vance, verso le uscite di sicurezza con le armi spianate, in un clima di panico collettivo.
Alle22:31,  la risposta politica si è cristallizzata in una conferenza stampa d’urgenza.

Trump,  oltre a definire Allen una «persona malata», ha sollevato un nodo critico: la vulnerabilità degli hotel civili, definiti pieni di “punti ciechi”. La proposta di una nuova Ballroom interna alla Casa Bianca, segna il passaggio definitivo verso una “Presidenza Fortezza”.
In un quadro di alta tensione, ha colpito il silenzio della First Lady. Se da un lato il Presidente ha elogiato la rapidità del Secret Service, l’inchiesta si concentra sulla falla sistemica: come può un uomo armato di fucile e pistole occupare una camera d’albergo a pochi metri da un obiettivo presidenziale senza uno screening preventivo incrociato tra liste degli ospiti e database dell’intelligence.

L’indagine sull’accaduto sta portando alla luce un danno profondo che scuote le fondamenta del protocollo di sicurezza presidenziale. L’aggressore, Cole Tomas Allen, 31 anni, non è arrivato dall’esterno forzando i varchi stradali, ma occupava una posizione di vantaggio tattico inattaccabile: era un regolare cliente dell’hotel.

Il Tycoon si è presentato davanti le telecamere alle 22:31 nella Briefing Room della Casa Bianca, visibilmente scosso ma determinato. Donald Trump ha trasformato il trauma in un manifesto politico. Era circondato dalle cariche più alte del suo governo: Kash Patel (Capo dell’FBI), Todd Blanche (Ministro della Giustizia), JD Vance (Vicepresidente), Marco Rubio (Segretario di Stato), Pete Hegseth (Capo del Pentagono),
Karoline Leavitt (Portavoce). Trump ha parlato di una «professione pericolosa», ponendo l’accento sulla vulnerabilità delle strutture civili.
La sua richiesta di una nuova sala da ballo interna alla Casa Bianca, gestita dai militari e totalmente schermata contro proiettili e droni. Trump suggerisce che l’era delle grandi apparizioni presidenziali in hotel storici come l’Hilton sia finita.

Fonte:

FBI National Press Office (Briefing di Kash Patel)
Secret Service (USSS)
– Media Relations
Metropolitan Police Department of D.C. (MPD)
White House Briefing Room

The Washington Post
The Associated Press (AP)
Reuters
The New York Times
ANSA / Rai News 24
Il Sole 24 Ore
Corriere della Sera

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