FOTO: https://it.wikipedia.org/wiki/Acciaierie_di_Taranto

Articolo di Annamaria Niccoli (5 settembre 2026)

I 2.500 licenziamenti nell’indotto dell’ex Ilva si sapeva da tempo sarebbero stati effettuati. Questo è l’inevitabile epilogo di trent’anni di una politica miope, di privatizzazioni selvagge e decreti “farsa”. A Taranto non si consuma soltanto una drammatica vertenza sindacale, ma il fallimento di un’intera classe dirigente che ha sistematicamente barattato la vita umana con il profitto e il cinismo industriale.

Prima ancora di contare i posti di lavoro perduti, Taranto conta i propri morti. I numeri dell’impatto ambientale dell’impianto sono spaventosi e certificano un’emergenza umanitaria nel cuore dell’Europa. Tra i lavoratori delle fonderie si registra un aumento del 40% dei casi di tumore, percentuale che sale a un +50% persino tra gli impiegati esposti solo indirettamente.
Il dato più raccapricciante riguarda chi non ha mai varcato i cancelli della fabbrica. L’incidenza delle malattie tumorali infantili (0-14 anni) registra un clamoroso +54%, accompagnato da un +21% di mortalità infantile. Nei quartieri più esposti e a ridosso delle ciminiere, come Tamburi e Paolo VI, i casi di cancro superano del 70% la media, già drammatica, del resto della città. A questo si aggiunge la scia letale dell’amianto. La sola Taranto concentra il 40% di tutti i mesoteliomi della Puglia. Nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia-Borgo l’asbesto ha causato non meno di 1.020 decessi e 201 casi accertati di asbestosi, una patologia professionale causata esclusivamente dall’inalazione di quelle fibre. Una strage tutt’ora in corso, perché lo smaltimento dei materiali cancerogeni è drammaticamente in ritardo.

Questo bollettino di guerra ha mandanti storici precisi e responsabilità incontrovertibili. Il disastro affonda le radici nel 1995, quando l’IRI, sotto la regia di Romano Prodi, cedette l’acciaio pubblico al Gruppo Riva. Fu il capolavoro della privatizzazione all’italiana: passività e debiti scaricati sui contribuenti tramite una “bad company” statale, mentre a un soggetto privato venivano consegnati impianti capaci di generare profitti stellari, senza imporre un solo vincolo stringente su risanamento ecologico, sicurezza e ammodernamento. Per oltre quindici anni si è munto lo stabilimento fino all’osso, incassando i guadagni e socializzando i veleni.
Quando nel 2012 la magistratura è finalmente intervenuta per bloccare questo disastro, la politica ha scelto la via della codardia. Con l’ipocrisia del decreto “Salva-Ilva”, il Governo Monti ha consacrato per legge un ricatto barbaro: la continuità produttiva prima della salute. Dichiarare l’impianto “sito di interesse strategico nazionale” è servito esclusivamente a scavalcare le sentenze dei giudici e a rinviare le bonifiche, regalando ad altre gestioni spregiudicate un decennio di agonia e illusioni.

Oggi la maschera è caduta. Tra sentenze della Corte d’Appello di Milano che impongono lo spegnimento dell’area a caldo entro ottobre 2026, e multinazionali come ArcelorMittal che si sfilano dopo aver saturato i propri mercati, le aziende dell’appalto chiudono i battenti.
Il tavolo convocato a Palazzo Chigi per l’8 settembre non può essere l’ennesimo teatro della finzione. Riconvertire Taranto verso l’acciaio verde (è un acciaio prodotto con processi a bassissime emissioni di anidride carbonica) richiede investimenti pubblici colossali e una visione strategica finora inesistente. Continuare a tamponare l’emorragia limitandosi agli ammortizzatori sociali significa soltanto finanziare un’agonia infinita. Lo Stato decida se vuole fare vera politica industriale per bonificare e rilanciare il territorio, o gestire le carte di un funerale collettivo. Taranto ha già pagato tutto il pagabile, col lavoro e col sangue.

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https://www.avvenire.it/economia/lex-ilva-fa-lhttps://www.avvenire.it/economia/lex-ilva-fa-le-prime-vittime-2500-lettere-di-licenziamento_112674e-prime-vittime-2500-lettere-di-licenziamento_112674

https://comunicarensa.com/wp-admin/post.php?post=2550&action=edit

https://www.quotidiano.net/economia/ex-ilva-lettere-licenziamento-2500-lavoratori-indotto-gg7rg15d

https://www.senato.it/show-doc?tipodoc=DOSSIER&leg=18&id=1123364&part=dossier_dossier1-sezione_sezione13-h2_h212#:~:text=Successivamente%20il%20Ministero%20dell’ambiente%20ha%20concluso%20il,produttiva%20aziendale%20e%20la%20commercializzazione%20dei%20prodotti.

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/notizie-nascoste/385542/il-piu-grande-siderurgico-deuropa-prodi-lo-vendette-per-2-500-miliardi-di-lire.html

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