Articolo di Annamaria Niccoli

4 maggio 2026

In un mondo politico ormai assuefatto alle provocazioni, pensavamo di aver visto tutto. Ma la foto trapelata dai festeggiamenti privati per il cinquantesimo compleanno del Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, segna un punto di non ritorno. Non è solo questione di cattivo gusto; è l’ostentazione di un delirio di onnipotenza che trasforma il simbolo della morte in un trofeo da consumare in famiglia.

Sulla torta preparata dalla moglie Ayala, non c’erano fiori o decorazioni classiche, ma il disegno di un “cappio“. Un riferimento esplicito, brutale e agghiacciante alla battaglia politica del ministro per reintrodurre la pena capitale. Vedere un uomo che detiene il potere sulla vita e sulla libertà dei cittadini sorridere davanti a una corda da impiccagione, mentre si prepara a spartire fette di dolce, provoca un brivido che va oltre lo schieramento politico. È lo sfacelo della decenza umana.
C’è un confine invisibile, ma invalicabile, che separa il rigore della legge dalla sete di vendetta. Quando un ministro della Repubblica trasforma una sanzione estrema in un elemento coreografico per un evento festoso, quel confine svanisce. La giustizia smette di essere un esercizio alto e sofferto di sovranità per diventare un simulacro macabro, un giocattolo ideologico da esibire tra un brindisi e l’altro.
L’idea che la morte altrui possa essere ridotta a un ornamento di zucchero, in un contesto già infiammato da tensioni indicibili, questo gesto è il “fuoco dell’odio”.
Che la forza dello Stato si misura dalla sua capacità di deridere la vita, impossibile accettare tutto ciò. La politica dovrebbe essere l’arte di governare, non di cavalcare le più basse pulsioni di morte.
“Se il simbolo della forca entra con nonchalance nel salotto di casa di un ministro, significa che il senso del limite è stato smarrito tra le pieghe del populismo più becero.”
Israele e il mondo intero non hanno bisogno di simboli di esecuzione per sentirsi sicuri e forti. Festeggiare con un cappio non è un segno di forza; è il sintomo di una carestia morale. La torta è stata mangiata, ma il retrogusto amaro di questo delirio resterà a lungo nella gola di chi non vuole rassegnarsi alla barbarie.

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