
Articolo di Annamaria Niccoli
5 giugno 2026
Ci sono storie in cui la cronaca nera smette di essere un semplice elenco di fatti e si trasforma in uno specchio deformato, costringendoci a guardare nei punti più oscuri della psiche umana. La morte di Beatrice, di appena due anni, avvenuta lo scorso 9 febbraio a Bordighera, è una di queste. Ma per capire l’orrore che si è consumato tra le mura di quella casa, bisogna non essere retorici e seguire i binari su cui si muove questa inchiesta della Procura di Imperia. Bisogna saper leggere le fredde carte, che espongono una verità inconfutabile della scienza medico-legale e la lucida devastante analisi psicologica di un nucleo familiare ridotto in macerie.
Quando il 9 febbraio Emanuela Aiello, 43 anni, compone il 118 parlando di un “malore” o di una “caduta domestica” della figlia più piccola, sta già recitando un copione. La bambina è nel suo lettino, immobile. Ma ai sanitari basta un primo sguardo per capire che la realtà è un’altra. Il corpo di Beatrice parla una lingua diversa: quella delle percosse.
L’autopsia, affidata ai medici legali, squarcia il velo delle prime scuse. Beatrice non è morta per una fatalità, e non è morta a Bordighera. Il decesso è avvenuto nella casa di Perinaldo, dove la donna si trovava con il nuovo compagno, Emanuel Iannuzzi, 42 anni.
La sera del 7 febbraio per la bambina è iniziato il calvario: vomito, grida, sangue dal naso, poi il coma. Due giorni di agonia nell’indifferenza assoluta di tutti.
Dal punto di vista clinico, i medici legali si sono trovati di fronte a quella che in letteratura scientifica viene definita “Battered Child Syndrome” (sindrome del bambino percosso). I bambini piccoli rispondono ai traumi in modo ingannevole. I muscoli e il tessuto adiposo piccoli, non assorbono i colpi; la forza espressa da un pugno o di un calcio ( energia cinetica), si scarica direttamente all’interno del corpo, devastando organi interni come: milza, fegato e polmoni.
Nel caso di Beatrice, l’autopsia ha rivelato un quadro di “selvaggia intensità”: grave trauma cranico e lesioni ossee stratificate. C’è un dettaglio anatomico che i tecnici descrivono con: “ferocia inaudita”: ossia, la presenza di ematomi sottocutanei causati da violenti strappamenti dei capelli.
La medicina legale, analizzando i tessuti al microscopio, riescono a trovare lesioni risalenti anche a venti giorni prima. È la prova scientifica della reiterazione.
Invece, analizzando psicologicamente l’accaduto, gli inquirenti tentano di decifrare il “perchè”. Come? Esaminando la voce, lucida e straziante, della sorella maggiore di Beatrice, una bambina di soli 9 anni.
Nelle carte dell’inchiesta viene descritto il pianto delle due sorelline maggiori, di 7 e 9 anni, che riducono a brandelli i fazzoletti mentre parlano con i magistrati in audizione protetta. È il tentativo psicologico di alleggerire un peso macroscopico, troppo grande per la loro età. È stato riscontrato in quel nucleo familiare una inversione totale dei ruoli: i figli, privati di adulti accudenti, si trasformano in genitori, in questo caso, dei fratelli più piccoli.
Era la bambina di 9 anni a pulire la casa, ad andare bene a scuola, e a prendersi cura di Beatrice. È la bimba più lei grande che descrive gli ultimi istanti della sorellina: “Se gliela alzavo [la mano] e gliela lasciavo ricadeva”. Un’osservazione di una precisione clinica devastante, che descrive la perdita dei riflessi neurologici durante il coma.
Le tre bambine venivano chiuse dentro la casa di Bordighera, senza telefono. “Ci avevate chiuse dentro… l’unica cosa è apro la finestra e urlo“, ha raccontato la maggiore. La madre e il compagno andavano nella casa di lui a Perinaldo, e se le figlie chiamavano per paura, venivano insultate e zittite.
L’aspetto più inquietante per l’opinione pubblica è che questa famiglia non era nota ai servizi sociali. Nessuna segnalazione, nessun campanello d’allarme dal vicinato o dalla scuola, dove le bambine mantenevano un profitto impeccabile, uno sforzo disperato per simulare una normalità che le proteggesse dal caos familiare.
La perizia informatica sui telefoni dei due arrestati ha rimosso qualsiasi dubbio sulla consapevolezza di quanto stesse accadendo. Mentre Beatrice agonizzava, i due si scambiavano messaggi dal tono agghiacciante: “Non la lanci dalla finestra”, “Speriamo si svegli tra 6 mesi”. Frasi che la Procura ha rubricato come indicatori di assoluto cinismo, crudeltà e dolo nell’omissione del soccorso; così si è passati giuridicamente da “omicidio preterintenzionale” a “maltrattamenti in famiglia aggravati dalla morte del minore in concorso”, reato che prevede fino a 24 anni di reclusione, cui potrebbe aggiungersi anche l’accusa di abbandono di minori.
A inizio giugno, durante gli interrogatori di garanzia, Emanuel Iannuzzi ha scelto la linea del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. L’uomo, a causa del “codice etico” della popolazione detenuta che non tollera i reati sui minori, ha subito gravi minacce in carcere ed è stato trasferito d’urgenza alla struttura di Ivrea in regime protetto; invece,
Emanuela Aiello, ha scelto la via del diniego assoluto. Davanti al GIP ha giurato: “Mai alzato un dito contro le mie figlie”. Dal punto di vista criminologico, la negazione di fronte a prove scientifiche e documentali così massicce può rappresentare un meccanismo di difesa estremo, come la rimozione psicologica dell’orrore di cui si è coscienti, oppure una totale assenza di empatia e senso di colpa.
Beatrice non c’è più! Le sue sorelline sono ora al sicuro in una struttura protetta, lontane da quell’inferno.
Oggi rimangono gli atti d’indagine e le prove scientifiche di un orrore indicibile. Resta soprattutto un interrogativo che pesa sulla coscienza di tutti:
“Quanti altri inferni invisibili si nascondono, in questo momento, dietro il silenzio di una porta chiusa?”
Avvenire: L’agonia disumana della piccola Beatrice, morta a Bordighera per gli abusi della madre e del compagno (30 maggio 2026).
Sky TG24: Bimba morta a Bordighera, la madre: “Mai picchiata”. Il compagno non risponde al gip (3 giugno 2026).
Il Fatto Quotidiano: Svolta nell’inchiesta sulla morte della bimba di 2 anni trovata senza vita a Bordighera: (30 maggio 2026).
Ordinanza su Emanuela Aiello – Notizia certificata ANSACheck (31 maggio 2026).
Rai – “La Vita in Diretta” e “Storie Italiane”. Servizio video del 19 febbraio 2026 / Servizio video del 1° giugno 2026.
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