
Articolo di Annamaria Niccoli (1 settembre 2026)
Quello a cui assistiamo, nell’ultimo video pubblicato da Fabrizio Corona, è un accanimento pubblico che coinvolge Belén Rodriguez e il loro perimetro familiare. Tutto studiato con una precisione scientifica, oserei chiamarla “ingegneria del linciaggio digitalizzato”. È un meccanismo banale quanto spietato: conoscere perfettamente le fragilità emotive di una donna, se poi è una tua ex amica o fidanzata è meglio, per poi farle trasformare in uno dei suoi momenti più bui, e inserirli in una narrazione a puntate e vendere l’accesso a questo mattatoio morale un abbonamento o un clic alla volta.
Sotto la patina di una presunta controinformazione o della provocazione irriverente, si nasconde la forma più becera di estorsione dell’attenzione dello spettatore. Aggredire una persona che ha già trovato il coraggio di esporre le proprie ferite legate alla salute mentale significa colpire deliberatamente al cuore un essere umano. Non c’è alcun valore sociale, né un supremo diritto di cronaca da tutelare: c’è soltanto un sadismo, governato dall’algoritmo, orchestrato per alimentare un ego smisurato e monetizzare l’odio. Quando la carriera e la stabilità lavorativa di una professionista vengono sistematicamente minate attraverso la violazione della sua intimità, il messaggio inviato al pubblico è devastante: la vulnerabilità di una donna non merita empatia, ma va trasformata in merce da macello.
L’aspetto più rivoltante dell’ultima puntata di Fabrizio Corona, è la consapevolezza di travolgere le vite di chi non ha alcuna colpa. Il figlio Santiago, figlio nato da Belen e Stefano De Martino, ma un adolescente che vive la propria quotidianità in un mondo in cui i banchi di scuola sono perennemente connessi ai feed della rete. Da qualche tenpo, a giusta ragione, il ragazzo a chiesto a tutta la famiglia di non pubblicare le sue foto sui social. Vi è un’altra figlia, di pochi anni. Continuare a gettare fango sulla madre significa consegnare un figlio all’umiliazione pubblica e al rischio concreto di bullismo. È una violenza trasversale che travalica il regolamento di conti tra adulti per colpire alle spalle chi è del tutto indifeso. Da non dimenticare che Anche Fabrizio Corona ha due figli, di cui uno molto piccolo, e sono a rischio di critiche pubbliche per colpa del comportamento poco rispettoso verso un’altra donna e madre.
La responsabilità, tuttavia, non si esaurisce in chi accende la miccia per vendetta o mero profitto. Questo circo vive, si nutre e prospera grazie a una platea di spettatori complici.
Si, complici. Basta staccare “la spina”, non guardare e non commentare più i contenuti delle “fabbriche di odio”. Finché il dolore psicologico e l’infanzia di un ragazzo continueranno a essere fruiti come intrattenimento a basso costo, per like e abbonamenti, la bancarotta etica non sarà un attributo esclusivo di chi diffama, ma la constatazione diretta di una comunità digitale che non fa altro che nutrirsi della vita e dell’anima delle proprie vittime. Non può dire una donna ” io adoro Fabrizio Corona”, quando poi ascolti e accetti tutte quelle cattiverie contro una donna; in questo caso sei complice dello sciacallaggio mediatico. Servono tutele legali immediate e inflessibili e azioni rapide da parte delle Forze dell’Ordine, nel salvaguardare gli utenti digitali. La dignità e la salute mentale delle persone e dei minori non possono più essere il prezzo da pagare per lo show di NESSUNO!
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