
A Gaza, una volta volavano gli aquiloni. Giocattoli fatti con due stecche di legno incrociate, un foglio di plastica recuperato da una tenda da campo e un rocchetto di spago. Per i bambini della Striscia è l’unico modo per staccare gli occhi dalla terra e guardare qualcosa che si muove in cielo, simboli di libertà, oltre ai droni, portatori di morte. Oggi, quei fragili giocattoli sono diventati fuorilegge: a Gaza è ufficialmente vietato far volare gli aquiloni.
Un divieto che nasce dagli eventi degli ultimi giorni. Tra il 21 e il 23 agosto scorsi, centinaia di ragazzi si sono ritrovati lungo le spianate di macerie e la costa della Striscia per far volare i loro aquiloni. Molti portavano i colori della bandiera palestinese, altri erano semplici strutture improvvisate. Questi innoqui giocattoli spinti dai venti, alcuni di questi hanno volteggiato per aria fino a superare le barriere di confine, atterrando nei pressi del Kibbutz Nahal Oz, in territorio israeliano.
La reazione delle autorità di Tel Aviv non si è fatta attendere. Ecco che sono arrivati dei bollettini di guerra. Nel giro di quarantotto ore, i vertici delle forze di difesa israeliane (IDF) e il ministero della Difesa hanno preso immediate e chiara decisione: qualsiasi oggetto volante proveniente da Gaza, che si tratti di droni, palloni aerostatici o aquiloni, sarà trattato operativamente come una minaccia militare e un atto di provocazione tattica. Gli esperti dell’esercito hanno confermato che gli aquiloni recuperati non trasportavano materiale esplosivo o incendiario, nel il ricordo delle proteste del 2018, quando gli “aquiloni incendiari” causarono ingenti danni ai campi agricoli del sud di Israele; quindi tolleranza zero.
L’esercito israeliano, emendo che il volo di un giocattolo possa trasformarsi in un attacco mirato o un raid aereo, comitati civili e associazioni locali a Gaza sono stati costretti a far rispettare gli ordini, diffondendo un appello accorato ai genitori: “Non lasciate che i vostri figli facciano volare gli aquiloni”. Un ordine che fa tanto male al cuore, che priva i bambini dell’ultimo passatempo rimasto in un contesto dove l’infanzia è stata annullata.
È da ricordare che nel 2010, sulle spiagge di Beit Lahiya, oltre settemila bambini guidati dall’UNRWA stabilirono un record mondiale facendo volare insieme i loro aquiloni per chiedere la pace e mostrare al mondo il loro desiderio di una vita normale. Dopo sedici anni, da quel record, e troppi conflitti dopo, quel filo di spago è stato spezzato. Se per Israele quell’aquilone viene catalogato come una minaccia da neutralizzare; per la Palestina era l’ultimo, disperato modo per dire che sono ancora vivi.
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• UNRWA (United Nations Relief and Works Agency): Official Press Release (29 Luglio 2010) – “Gaza children set second world record in a week: Kites for Peace”.
• IDF (Israel Defense Forces) Spokesperson’s Unit
• Comitati Popolari di Gaza e ONG locali
• ANSA / Askanews / Adnkronos / Il Post & Geopop /Middle East Eye / Al Jazeera English / The Times of Israel & Haaretz