
Articolo di Annamaria Niccoli
7 luglio 2026
Manette ai polsi per un altro medico palestinese; Mazen Al-Rantisi, 71 anni, arrestato in un raid notturno. Per chi vive in Cisgiordania, l’arresto del noto medico, avvenuto lo scorso 21 giugno, è il segnale di un cambio di modello: la cura della salute è diventata un terreno di scontro diretto. Con Al-Rantisi, presidente dell’Union of Health Work Committees (HWC), è stato arrestato anche il direttore finanziario dell’ente, mentre la sede principale dell’organizzazione è stata sigillata per ordine militare per i prossimi dodici mesi.
A oltre due settimane dal blitz, il silenzio delle autorità israeliane è assordante. Nessun capo d’accusa formale, nessun dettaglio sulle prove. La strategia sembra ricalcare il consolidato modello della “detenzione amministrativa”: trattenere figure chiave della società civile basandosi su dossier secretati, inaccessibili alla difesa.
Il bersaglio non è l’individuo, ma l’istituzione. L’HWC, pilastro del welfare palestinese, che è diventata, agli occhi dei servizi di sicurezza, un’infrastruttura di cui sospettare. Senza una prova pubblica, il sequestro dell’ente e l’arresto dei suoi vertici sollevano il dubbio di un’operazione finalizzata a smantellare i nodi vitali che permettono alla popolazione civile di non dipendere esclusivamente dai servizi dell’occupazione.
L’accanimento contro gli operatori sanitari non è casuale, ma risponde a una logica di sicurezza che sta stritolando il settore assistenziale.
Tre sono i motori di questa escalation:
1) L’intelligence israeliana utilizza spesso la tesi secondo cui le organizzazioni caritative e sanitarie fungano da copertura per reti di sostegno logistico o finanziario a fazioni militanti. In questo scenario, l’assistenza medica viene vista come un paravento per attività sovversive.
2) Colpire chi organizza la sanità significa colpire un intero popolo. L’indebolimento del sistema HWC non è solo un atto repressivo, ma una manovra tattica per frammentare le strutture civili palestinesi, rendendo la gestione del territorio più controllabile per le forze occupanti.
3) Nel contesto attuale, curare è percepito come resistenza. Fornire assistenza ai più poveri, garantire cure gratuite e mantenere cliniche attive nei quartieri più difficili viene interpretato come una forma di sfiducia verso l’autorità.
Il destino del “medico dei poveri” resta appeso a un filo. A 71 anni, con condizioni di salute che richiedono monitoraggio costante, la detenzione è una condanna potenzialmente letale. La comunità internazionale, attraverso le mozioni parlamentari (come la EDM 461 in Gran Bretagna) e le pressioni delle ONG, chiede verità.
Se la detenzione dovesse prolungarsi, il caso Al-Rantisi diventerà il simbolo di una “guerra totale” in cui anche il giuramento di Ippocrate deve piegarsi alle ragioni della sicurezza nazionale. Con la chiusura forzata della sua organizzazione, il futuro dei pazienti assistiti dall’HWC è già scritto: un vuoto assistenziale che nessuno, al momento, sembra in grado di colmare.
FONTE:
UK Parliament: “Early Day Motion 461”, 26 giugno 2026, del parlamentare Clive Lewis.
https://share.google/QYFDoEcNcRD1cQoMv
Viva Salud: comunicato ufficiale del 24 giugno 2026 denuncia l’arresto del medico è della sede HWC.
The Guardian: 25 giugno 2026
https://share.google/pu0XyBjUyk3g9Rtle
HAARETZ: (24 giugno 2026)71-year-old Palestinian ‘Doctor of the Poor’ Arrested in Overnight Border Police Raid – West Bank News
https://share.google/kGHJw18EEq5kQVgza
#MazenAlRantisi, #IsraelePalestina, #DirittiUmani, #MedicinaInConflitto, #Cisgiordania,
Rispondi