
Fotografia AI GEMINI
Articolo di Annamaria Niccoli 30 settembre 2026
Per anni l’Italia è stata raccontata come la semplice cornice di vacanze patinate per la jet-set internazionale. Ma le carte giudiziarie desecretate negli Stati Uniti, fra cui i registri di volo del jet privato di Jeffrey Epstein e le centinaia di e-mail scambiate con i suoi collaboratori rivelano una realtà ben più cupa: l’Italia non era una meta turistica occasionale, bensì un vero e proprio snodo operativo e logistico all’interno di una rete transnazionale dedicata al traffico e allo sfruttamento di giovani donne.
Ricomponendo le tessere di un puzzle complicato, da questa inchiesta emerge un meccanismo ben collaudato, capace di muoversi nell’ombra tra le capitali della moda, le colline toscane e i resort più esclusivi della Costiera Amalfitana.
La strategia utilizzata da Jeffrey Epstein sul territorio italiano si articolava su tre direttrici ben precise, pensate per combinare l’adescamento con la massima riservatezza.
Per adescare e gestire le ragazze senza destare sospetti, la rete utilizzava la copertura di corsi formativi o vacanze premio. Un esempio emblematico emerge dalle e-mail di conferma per un soggiorno presso la scuola di cucina di Villa Pandolfini D’Este, vicino a Firenze.
Gli assistenti del finanziere organizzarono un pacchetto “vacanza e cucina” da 2.300 euro a persona per due giovani ragazze. La transazione veniva saldata direttamente dallo staff di Epstein, offrendo alle ragazze un’apparenza di grande opportunità e prestigio che schermava il reale obiettivo: l’isolamento, l’aggregazione e il controllo progressivo.
Quando Epstein si spostava in Italia, la priorità logistica era evitare qualsiasi sguardo discreto. Nella corrispondenza spicca un’e-mail datata 12 agosto 2010, dal titolo significativo “Ti ricordi di me?”. In questo messaggio un interlocutore propone ad Epstein la prenotazione dell’ex villa di Franco Zeffirelli a Positano, trasformata in un albergo ad altissimo livello.
La struttura veniva descritta come ideale perché dotata di suite estremamente riservate, ideali per accogliere i suoi «ospiti». L’isolamento geografico della Costiera Amalfitana e la blindatura di queste dimore storiche rispondevano alla necessità di creare contesti chiusi, dove prevenire controlli delle forze dell’ordine o testimonianze locali.
Nei registri di volo la figura di Ghislaine Maxwell compare con una regolarità impressionante. La compagna e complice di Epstein agiva come vera e propria garante sociale e logistica. Nell’estate del luglio 2000, ad esempio, la Maxwell risulta a bordo del jet privato sulla tratta Parigi–Olbia, per poi proseguire verso Marrakech. La sua presenza serviva a rassicurare le giovani vittime, facilitando il loro avvicinamento e la successiva gestione negli ambienti del finanziere.
Se le ville di lusso servivano per la permanenza, il cuore pulsante del reclutamento in Italia risiedeva a Milano, all’interno del mondo della moda. Le giovani aspiranti modelle, spesso giovanissime, straniere o in condizioni di forte vulnerabilità economica, rappresentavano il bersaglio perfetto per la rete.
Il pilastro di questo sistema era l’onnipresente Jean-Luc Brunel, famoso scout di modelle, amico intimo e socio in affari di Epstein. Per anni Epstein ha finanziato direttamente l’agenzia di Brunel, la MC2 Model Management, che aveva una sede operativa a Milano. Questo legame societario permetteva ad Epstein di accedere senza intermediari ai cataloghi delle agenzie. Tra le strutture milanesi finite sotto la lente degli investigatori figura anche la Tomorrow Model, che aveva sede nel centro della città prima di chiudere definitivamente i battenti.
Brunel agiva come un selezionatore, un vero e proprio “cacciatore di ragazze” per il circuito di Epstein. I due viaggiavano frequentemente insieme, come dimostra il piano di volo del 20 maggio 2003 sulla tratta Roma – Madrid. Attraverso la scusa di sfilate, provini internazionali o “opportunità di portfolio negli USA”, centinaia di ragazze sono state inserite in un circuito di spostamenti da una capitale all’altra.
L’arresto di Jean-Luc Brunel nel 2020 con le accuse di stupro di minori e traffico sessuale avrebbe potuto squarciare il velo di omertà sul sistema milanese. Tuttavia, il suo suicidio in carcere nel 2022, avvenuto prima dell’inizio del processo, ha chiuso per sempre la bocca a uno dei testimoni chiave, impedendo ai giudici di ricostruire fino in fondo le complicità nell’industria della moda italiana ed europea.
I documenti di volo e la corrispondenza tracciano una presenza costante e metodica di Epstein in Italia nell’arco di quasi un ventennio, interrotta solo dalla sua morte nel 2019. L’Italia veniva usata sia come punto di transito sia come piattaforma di reclutamento verso gli Stati Uniti o i Caraibi.
Luglio 2000: Volo dal jet privato da Parigi a Olbia, in Sardegna, con proseguimento verso Marrakech.
Giugno 2001: Spostamento da Nizza a Milano, incentrato sui contatti con le agenzie di moda.
Novembre 2001: Tratta da Milano a Rimini.
Maggio 2003: Volo da Roma a Madrid insieme a Jean-Luc Brunel.
Agosto 2010: Soggiorni e prenotazioni riservate in Costiera Amalfitana a Positano.
L’apertura degli Epstein Files negli Stati Uniti e l’analisi della celebre rubrica telefonica personale di Epstein, la “Little Black Book” hanno rivelato la presenza di circa 40 contatti legati all’Italia. Tra questi figurano nomi del jet-set, aristocratici, imprenditori del settore tessile e della moda, oltre a professionisti con recapiti a Roma, Milano, Londra e New York.
Gli investigatori sottolineano un punto fondamentale: la semplice presenza di un nome o di un numero di telefono nella rubrica di Epstein non costituisce di per sé prova di un reato o di complicità negli abusi. Molti contatti erano legati a pure relazioni d’affari, intermediazioni immobiliari o cene mondane.
Allo stesso modo, le e-mail in cui gli assistenti di Epstein inviavano al finanziere rassegne stampa sulla politica italiana o su esponenti politici nazionali testimoniano semplicemente l’interesse del finanziere per i quadri geopolitici internazionali, senza indicare rapporti diretti o illeciti con tali figure.
Tuttavia, l’esposto presentato dalle Associazioni Femministe punta a distinguere nettamente chi figurava in rubrica per motivi mondani da chi potrebbe aver svolto un ruolo di favoreggiatore o reclutatore locale.
Un capitolo centrale dell’indagine riguarda il linguaggio utilizzato nelle e-mail. Nelle reti dedicate allo sfruttamento non si usano mai parole esplicite.
Le virgolette strategiche: Nella mail del 2010 sulla villa di Positano, la parola «ospiti» viene scritta tra virgolette o sottolineata. Nella linguistica forense, questo segnala la consapevolezza che quelle persone non erano normali clienti di un hotel, ma giovani donne introdotte nel circuito privato di Epstein.
Nelle prenotazioni, come quella a Villa Pandolfini, i nomi delle ragazze non compaiono mai. La dicitura è sempre generica, «per le due ragazze», e il pagamento viene saldato dagli assistenti. L’assenza di nomi era una regola ferrea per impedire alle autorità di tracciare la vera identità e l’età delle giovani.
Le richieste inviate alle agenzie di moda venivano camuffate sotto etichette trasparenti come “casting riservati”, “cene di rappresentanza” o “servizi fotografici all’estero”.
A rompere il silenzio in Italia è stata l’associazione contro la violenza sulle donne Differenza Donna, che ha depositato un dettagliato esposto presso la Procura della Repubblica di Roma. L’obiettivo è spingere la magistratura a fare luce sugli abusi consumati sul nostro territorio e verificare le responsabilità di eventuali complici italiani.
L’inchiesta è stata affidata alla magistrata Ilaria Corda, appartenente al pool della Procura di Roma specializzato nei reati contro i minori e la violenza di genere. L’approccio degli inquirenti si basa su un lavoro di linguistica forense e triangolazione dei dati: ogni e-mail sospetta viene incrociata con i registri d’albergo, i trasferimenti bancari e i piani di volo dell’epoca.
Il suicidio di Jeffrey Epstein nel 2019 e quello di Jean-Luc Brunel nel 2022 hanno estinto la responsabilità penale nei loro confronti. La giustizia italiana può procedere solo contro eventuali complici o facilitatori ancora in vita.
Per i reati individuali commessi tra il 2000 e il 2010, come la violenza sessuale o la prostituzione minorile singola, i termini di prescrizione sono ampiamente decorsi. Per superare questa barriera, la Procura deve contestare reati a carattere continuativo e transnazionale, come l’associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani.
Purtroppo l’altissimo profilo economico e sociale delle persone coinvolte ha generato nel tempo una forte reticenza tra gli operatori dell’hotel di lusso, del mondo della moda, dei servizi aeroportuali privati e dei testimoni.
Dimostrare che le “vacanze” o i “corsi di cucina” organizzati in Italia non erano episodi isolati, ma tasselli di un sistema continuo di adescamento, rappresenta l’unica strada per trasformare quel linguaggio fatto di virgolette e codici in una prova d’accusa schiacciante di fronte ai tribunali.
https://www.elle.com/it/magazine/a70231861/epstein-files-menzioni-italia
Il Corriere della Sera: Analisi dei registri di volo desecretati (flight logs del jet “Lolita Express”), le rotte italiane (Olbia, Milano, Rimini, Roma) e i profili dei personaggi del jet-set e della moda citati nella Little Black Book
La Repubblica: La ricostruzione giudiziaria in Italia e l’iniziativa penale dell’associazione Differenza Donna
Report / Rai News (Rai 3): Inchiesta televisiva: Tracciamento documentale delle e-mail riservate e dei piani di volo sul territorio italiano
The Miami Herald (Inchiesta “Perversion of Justice” di Julie K. Brown)
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