
Articolo di Annamaria Niccoli
19 maggio 2026
Il tribunale non dovrebbe mai essere un luogo di uno spettacolo “brutto”, eppure, a Napoli, l’aula 115 si è trasformata in un teatro di tensioni insostenibili. Non c’è spazio per la pacatezza quando il tema è la vita di una ragazza di 14 anni spezzata in un pomeriggio di maggio, e la morte, quella vera, quella che lascia il segno, irrompe nel processo per l’omicidio di Martina Carbonaro.
Alessio Tucci, il ragazzo che un anno fa ha tolto la vita a Martina in un casolare di Afragola, è arrivato al banco degli imputati portando con sé il peso di una confessione. Ma ciò che ha scosso le fondamenta di questa prima udienza non è stato solo il ricordo di quel masso o dell’agonia di una quattordicenne. È stato quello che è successo fuori.
“Minacce di morte“. Le parole dell’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia Carbonaro, pesano come macigni. In un Paese che si interroga costantemente sulla violenza di genere, assistere a un faccia a faccia tra i familiari della vittima e quelli dell’assassino, finito in uno scambio di gesti inequivocabili, col segno del taglio alla gola che taglia l’aria come una lama, è il sintomo di una falla e una follia profonda.
Non è solo rabbia, è disperazione. Enza Cosentino, la madre di Martina, ha avuto il coraggio di ammettere il proprio gesto: la reazione di una donna che ha incrociato lo sguardo di chi, a suo dire, sapeva. “Lui sapeva dov’era”, ripete parlando del padre di Alessio. È il dramma nel dramma: la sensazione di essere circondati da segreti omertosi mentre si cerca disperatamente una figlia.
Il GUP ha negato il rito abbreviato. La crudeltà dei fatti, l’età di Martina, la spietatezza di un piano che ha visto l’assassino fingere di cercare la ragazza che lui stesso aveva appena ucciso, porta il processo a un ordinario. Niente sconti, niente scorciatoie.
C’è un’amara verità nel commento dell’avvocato Pisani: «Lo Stato dov’è?». I riflettori si accendono quando c’è l’udienza, quando c’è un articolo di giornale da scrivere, quando il caso fa cronaca nera nazionale. Ma poi, quando le luci si spengono, le famiglie restano sole. Il supporto psicologico, la tutela concreta, la sicurezza di chi è già stato privato di tutto.
Alessio Tucci, il ragazzo dall’ “allarmante personalità”, d’ora in avanti non sarà più presente fisicamente in aula. La Corte ha deciso: videoconferenza. Una misura necessaria per evitare che l’aula di giustizia diventi il teatro di ulteriori scontri.
Il processo Carbonaro è appena iniziato, Martina non c’è più, e la giustizia deve cercare di restituire una dignità a un dolore che, a giudicare dalle urla in tribunale, sembra ancora lontano dal trovare pace.
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