
Articolo di Annamaria Niccoli
10 luglio 2026
Il caso dei medici cubani in Calabria supera i confini nazionali e finisce in prima pagina sul “Washington Post”, grazie a un dettagliato reportage dell’Associated Press (AP). La vicenda mette in luce un inedito cortocircuito geopolitico, etico e sanitario: da un lato la disperata necessità di garantire il diritto alla salute in una terra difficile, dall’altro le pesanti pressioni diplomatiche degli Stati Uniti. La Calabria, considerata la regione più povera d’Italia, soffre da anni di una drammatica carenza di personale sanitario, con concorsi pubblici che vanno costantemente deserti. Prima del gennaio 2023, la situazione era al collasso.
«È stato un disastro. Ho tenuto aperto il pronto soccorso da solo», racconta all’AP Francesco Moschella, primario dell’ospedale di Polistena.
L’arrivo di oltre 200 camici bianchi caraibici, saliti poi a circa 320, ha invertito la rotta. Negli ospedali periferici più critici, la loro presenza ha ridotto drasticamente i tempi di attesa nei pronto soccorso, passati in molti casi da oltre 8 ore a meno di un’ora, salvando interi reparti dalla chiusura totale. I medici cubani, storicamente abituati a operare in contesti di estrema scarsità in paesi come il Gambia o il Venezuela, si sono rivelati la risorsa decisiva.
Questa cooperazione ha però acceso i radar di Washington, portando a visite e pressioni dirette da parte di funzionari statunitensi. Gli USA criticano da decenni le “brigate mediche” di L’Avana, accusando il regime socialista di sfruttare i propri professionisti come fonte di valuta estera e definendo il sistema una forma di “tratta di esseri umani”, poiché lo Stato cubano trattiene gran parte dei compensi.
Sotto la spinta delle sanzioni americane, molti paesi caraibici e centroamericani hanno capitolato, cancellando i programmi con Cuba, mentre Cuba è ridotta alla fame.
La Calabria rappresenta una delle rarissime eccezioni in tutta l’Unione Europea. Il governatore Roberto Occhiuto di Forza Italia, pur appartenendo a uno schieramento di centrodestra ideologicamente opposto al socialismo cubano, ha scelto il pragmatismo:
«Ho ribadito all’ambasciatore statunitense che ho bisogno di tenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso. Intendo mantenere i medici cubani attualmente in servizio al loro posto».
Per tutelarsi dalle accuse di sfruttamento, la Regione ha stipulato contratti individuali, accreditando gli stipendi su conti correnti italiani, anche se i medici hanno confermato che circa la metà del compenso viene comunque inviata in patria per sostenere le famiglie. Tuttavia, il pressing USA ha ottenuto un risultato: la Regione ha dovuto frenare il piano iniziale di triplicare il contingente fino a 1.000 unità.
Il caso calabrese si inserisce in un contesto politico nazionale infuocato. L’Italia è finita al centro di dure critiche per le sue ultime posizioni internazionali riguardanti l’isola caraibica. Da più parti l’atteggiamento del governo Meloni viene definito un “tradimento” nei confronti di un popolo che, durante i mesi più drammatici della pandemia di Covid-19, non aveva esitato a inviare il proprio personale sanitario in aiuto delle regioni italiane in ginocchio.
La scelta dell’esecutivo di allinearsi all’astensione o al voto contrario su risoluzioni chiave, anziché fare fronte comune con la maggior parte dei paesi europei e mondiali che condannano il “blocco totale” e le sanzioni statunitensi contro Cuba, viene vissuta dall’opposizione e dai movimenti di solidarietà come una grave mancanza di dignità politica di fronte a quello che viene definito un “embargo criminale”.
Nonostante le sanzioni internazionali, il legame tra i medici cubani e il territorio calabrese è ormai profondo e strutturato. Il segno più evidente di questa integrazione va oltre i canali diplomatici governativi: ben 63 medici cubani hanno recentemente presentato domanda per inserirsi stabilmente e in modo indipendente nel Servizio Sanitario Regionale, pur di continuare a vivere e curare i cittadini in Calabria.
Note:
AP News https://share.google/Okhmh5nN83Bjngb7Z (9 luglio 2026)
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