
Articolo di Annamaria Niccoli (14 settembre 2026)
C’è una sottile linea rossa tra lo spettacolo digitale e il dramma umano. La recente notizia della scomparsa di Chen Ziyi, conosciuta da oltre 1,2 milioni di follower con lo pseudonimo di Ganfan Yingying, ne è la testimonianza più dolorosa. La ragazza, di appena ventiquattro anni, si è spenta a causa delle complicanze fisiche devastanti.
Chen Ziyi era uno dei volti più noti del fenomeno dei mukbang , “emissioni culinarie”, nate in Corea del Sud e rapidamente diffuse in tutto il mondo. Nelle sue dirette ingurgitava quantità industriali di cibo di ogni genere: montagne di noodle, chili di carne fritta, dessert ad alto contenuto calorico. Dietro il sorriso mostrato a favore di camera, si nascondeva però una spirale distruttiva.
Il 14 agosto scorso, da un letto d’ospedale da cui non è più uscita, la giovane streamer aveva registrato il suo ultimo, straziante messaggio. Senza filtri e visibilmente debilitata, il suo organismo rivelava l’imminente tragedia: i frequenti episodi di abbuffata estrema uniti al vomito autoindotto, pratica drammaticamente diffusa tra i creator per evitare di prendere peso, le avevano provocato un calo pericolosissimo dei livelli di potassio nel sangue. «La salute deve sempre venire al primo posto», aveva sussurrato ai suoi fan, un avvertimento rimasto tragicamente inascoltato prima del definitivo arresto cardiaco avvenuto pochi giorni dopo.
La storia di Chen Ziyi non è un caso isolato, ma l’ennesimo campanello d’allarme di un fenomeno che ha ormai superato limiti di guardia. Il mukbang, nato inizialmente come un modo per fare compagnia a chi pranzava o cenava da solo, si è trasformato negli anni in una forma di intrattenimento estremo guidata dalla logica spietata degli algoritmi.
I lettori e gli spettatori sono stati portati a chiedere sempre di più: porzioni più grandi, cibo sempre più calorico. Molti creatori di contenuti sono finiti così incastrati in una trappola psicologica. Il loro corpo dei creatori è diventato un palcoscenico su cui mettere in scena veri e propri disturbi del comportamento alimentare (DCA) camuffati da intrattenimento.
La gravità di questo sistema ha una duplice responsabilità:
1. Giovani spinti a distruggere la propria salute fisica per contratti pubblicitari e donazioni virtuali. Sono così insorte patologie gastrointestinali gravi, l’obesità patologica e il rischio di arresto cardiaco improvviso. Questo non è il “rischio del mestiere”, ma conseguenze quasi certe di un abuso prolungato.
2. Milioni di utenti, spesso giovanissimi, assistono quotidianamente alla normalizzazione di condotte alimentari gravemente disfunzionali. La bulimia e il binging vengono proposti come spettacolo quotidiano, alterando la percezione del cibo e del corpo nelle generazioni più vulnerabili.
La morte di Ganfan Yingying lascia un vuoto incolmabile nei suoi familiari e deve servire da monito: nessun “mi piace”, nessun follower e nessun guadagno può valere il sacrificio di una vita umana al banchetto del sensazionalismo digitale.
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