
Articolo di Annamaria Niccoli (9 ottobre 2026)
Gli Stati Uniti d’America, guidati da Donald Trump, toccano oggi il fondo della bassezza morale e giuridica, erigendosi a maestri incontrastati di un terrore istituzionalizzato che calpesta ogni barlume di civiltà. Il 3 dicembre sarà giustiziato Nidal Hasan, ex maggiore dell’esercito e psichiatra, responsabile della strage di Fort Hood nel 2009 (13 militari uccisi e feriti 32), tramite fucilazione e di trasmettere l’esecuzione capitale in diretta streaming planetaria, non è altro che l’ennesima ripugnante dimostrazione della tracotanza di un Stato che sputa sui diritti umani mentre pretende di insegnarli al resto del mondo.
Spacciare per giustizia la messa in onda di un assassinio di Stato, trasformando il patibolo in un contenuto virale accessibile a chiunque, inclusi bambini e adolescenti, è un atto di una perversione inaudita. Questa non è esecuzione: è un circo mediatico grottesco e sanguinario, concepito per soddisfare la sete di vendetta di un sistema politico marcio e assetato di spettacolo.
L’Onu, di fronte a questa follia cinica e spietata, ha giustamente tuonato contro una pratica che sconfina apertamente nella tortura psicologica collettiva. Persino i vescovi statunitensi, che poche volte si sono esposti nel denunciare il proprio Paese, hanno dovuto ammettere che siamo di fronte a una barbara esposizione della “cultura della morte”. Ma a Washington sono diventati “sordi”, incuranti delle leggi internazionali, della dignità umana.
Questa arroganza criminale svela la colossale ipocrisia di una nazione che da decenni si autoproclama “esportatrice di democrazia”. Ma quale democrazia? Quella delle camere di morte, delle esecuzioni-spettacolo e dell’impunità totale, identico ” modus operandi” di tutte le dittature? Un Paese che pianifica la gogna mediatica globale di un uomo, è lo stesso che per decenni ha calpestato i diritti dei popoli, bombardato nazioni intere e insabbiato crimini di guerra indicibili, coprendo le proprie atrocità con una cortina fumogena di falsa superiorità morale.
La pena di morte è già di per sé una vergogna inaccettabile per qualsiasi Stato che si definisca civile. Ma volerla spettacolarizzare in rete, trasformandola in uno spettacolo dell’orrore, rivela la vera natura di un’egemonia che ha smarrito ogni residuo di umanità, riducendosi a impero della crudeltà e della barbarie digitale.
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